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È giusto riaprire le “case chiuse”? I pro e i contro di una legge che continua a far discutere

È dal 1958, anno di nascita della famosa Legge Merlin, che la questione “case chiuse” torna ciclicamente a riaprire aspri dibattiti senza fine. Il tema è spinosissimo, inutile negarlo ma, forse, quel che manca davvero per trovare un equilibrio tra le varie opinioni che affollano giornali e televisioni è una più lucida analisi in grado di contrastare l’imperante malcelata e bigotta ipocrisia

LA LEGGE MERLIN. Inutile nasconderlo: il problema esiste e finora nessuna legge lo ha davvero risolto. La prostituzione è un fenomeno dilagante e dalle molte sfaccettature. Inoltre non tutti sono disposti a cercare una soluzione e, a volte, nemmeno a parlarne e ciò per svariati motivi, dalla convenienza, all’educazione, alla morale.
La legge della senatrice socialista Lina Merlin risale ormai al 20 febbraio 1958; il testo sancisce che tutte le case d’appuntamenti dovevano essere chiuse entro i sei mesi dall’entrata in vigore della legge, abolisce la regolamentazione della prostituzione in Italia e stabilisce una serie di reati legata allo sfruttamento e alla tratta degli esseri umani. Purtroppo, però, il fenomeno della prostituzione si è spostato nelle strade o in case d’appuntamenti clandestine.
Abbiamo sentito tante, troppe storie di ragazze, dell’Est e non solo, vendute dalle loro famiglie, o scappate da realtà povere e violente, oppure semplicemente in cerca di un lavoro vero all’estero, ma troppo giovani e ingenue per non cadere in trappole talvolta mortali e tese da uomini senza scrupoli. Abbiamo sentito di minorenni vendute per due soldi, di donne violentate in una sorta di “rito d’iniziazione” crudele e immondo e poi gettate in strada. Questa è una faccia della medaglia, quella che si cerca di contrastare ogni giorno. Alle volte si riesce ad avere buoni risultati, alle volte, sfortunatamente e nonostante l’impegno di tutti, no. In questi casi non è possibile alcun tipo di tolleranza e bisognerebbe affrontare a viso aperto chi si permette di non avere alcun rispetto della vita di un essere umano in nome del denaro.

IL MESTIERE PIU’ VECCHIO DEL MONDO. Cosi viene indicato per evitare, talvolta ipocritamente, di chiamarlo con il suo nome. In effetti, però, la prostituzione è sempre esistita. La sua storia è lunghissima e questa parola è stata declinata nelle più disparate accezioni. Con questo non si sta giustificando chi sfrutta le donne (ci mancherebbe) ma semplicemente ricordando che la questione è già stata affrontata dagli antichi, con modi e risultati diversi e nel corso della Storia ha subìto inevitabili evoluzioni.
Un fatto però, bisogna ricordarlo: alcune donne, ieri come oggi, non vengono sfruttate, non hanno aguzzini alle spalle, ma scelgono volontariamente di fare questo mestiere. Non hanno nessuna costrizione che le induca a vendere il proprio corpo. Lo fanno spontaneamente e questa è un’altra faccia ancora della medaglia. La loro scelta è discutibile, però è una scelta. A questo punto il dibattito diventa più complesso e viene da chiedersi: la prostituzione è un unico grande fenomeno, oppure ha al suo interno varie scissioni che vanno prese e discusse singolarmente? Dov’è il bene è dov’è il male, ammesso che possiamo usare questi termini in questo contesto? La prostituzione va vietata interamente, oppure no? Può essere tassata alla stregua di tutti gli altri mestieri? E, dunque, la Legge Merlin è servita a qualcosa? Si può ancora modificare o bisognerebbe abrogarla del tutto? La stessa senatrice parlò della legge di cui aveva voluto l’introduzione nell’interessantissima intervista che rilasciò ad Oriana Fallaci e che vi consiglio di leggere per avere un’idea ancora più ampia del problema della prostituzione e del divario tra uomini e donne.

COME IL GIOCO D’AZZARDO. Rispondere alle domande poste, comunque, non è per niente semplice: quando si fa presente che alcune donne scelgono di prostituirsi, c’è chi inizia a parlare di un decadimento deivalori della nostra società, ma qualcuno risponde evidenziando l’importanza del libero arbitrio e del diritto alla libertà. Si parla, a tal proposito, anche della dignità della donna che viene offesa, in ogni caso. Quando si sente parlare di ragazzine che si vendono per una ricarica telefonica, poi, la cosa si fa anche più inquietante: da un lato c’è la minore che ha una visione distorta di sé e della realtà in cui vive, a cui forse nessuno ha insegnato cosa vuol dire dignità e rispetto per se stesse (ma le cause possono comunque essere molteplici) e dall’altro un uomo che abusa di una ragazzina sfruttando la propria superiorità “maschilista”dal punto di vista economico. A uomini del genere poco importa della tutela dell’infanzia, dei diritti della donna o del fatto che stanno commettendo un reato gravissimo e ignobile. A tal proposito c’è chi invoca punizioni severissime contro i “clienti” delle prostitute e chi, invece, sostiene che gli uomini vadano educati fin da piccoli al rispetto del corpo e della volontà della donna; a non usare una loro eventuale superiorità fisica o economica per costringere ed imprigionare il corpo e la mente femminili. Qualcuno ha proposto di tassare le prostitute, cosi come è accaduto con il gioco d’azzardo. Chi è contrario a questa posizione sostiene, però, che la questione non possa essere affrontata in termini cosi “freddi” e “calcolatori”, poiché c’è in gioco la vita di un essere umano, che non ha prezzo. Forse siamo destinati a non trovare mai una soluzione e a convivere con il fenomeno della prostituzione, allargandone o restringendone i confini a seconda delle epoche. Forse il confine tra giusto e sbagliato in casi come questo non è cosi netto e solo il buon senso potrà aiutarci a valutare qualunque questione di questo tipo che la nostra società ci proporrà da qui in avanti.