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Educazione sessuale: perché è tempo di concentrarsi sul piacere

L'educazione sessuale ha a che fare con il piacere? Al momento no, nel Regno Unito e in altre nazioni. E allora cosa si può fare? Ecco la proposta della giornalista Ellen Scott.
Educazione sessuale
Fonte: Ella Byworth per Metro.co.uk

L’educazione sessuale è un tema caldo. Non accade solo in Italia, dove qualche tempo fa il pornodivo Rocco Siffredi ha lanciato una petizione per approfondire maggiormente questo argomento nelle scuole, lamentando il fatto che i giovani apprendano tutto solo e soltanto dai suoi film. Che per quanto avvincenti e ben dettagliati sono comunque frutto di fiction. Ellen Scott ha pubblicato su Metro un editoriale in cui spiega quale sia la situazione nel Regno Unito e perché, secondo lei, l’educazione sessuale dovrebbe avere a che fare maggiormente con il piacere. Ne diamo una parziale traduzione non professionale, ma conviene comunque fare un passo indietro e cercare di comprendere.

Facciamo un parallelismo con l’Italia. Negli anni ’90 l’educazione sessuale era un approfondimento comune in molte scuole (ma non in tutte e si poteva anche evitare l’approfondimento, se i genitori non volevano, perché interessava dei minorenni). Solitamente avvenivano degli incontri con consulenti esterni: una ginecologa – molto spesso si trattava di una donna – che parlava della questione “tecnica” relativa a gravidanze indesiderate e a malattie sessualmente trasmissibili, uno psicologo per analizzare il ruolo sentimentale del sesso, e un esperto di morale che poteva essere anche un religioso. Quest’usanza è andata sempre più scemando per una serie di ragioni e sia oggi che ieri la situazione italiana e quella britannica non sono poi così diverse quanto a educazione sessuale.

Abbiamo bisogno – dice nel suo articolo Ellen Scott – che ci sia insegnato che il piacere è complicato ma chiaro. Che il sesso è più che fare solo bambini o prendere infezioni. Che il sesso grande ce lo si gode e che il sesso, non desiderato, doloroso, stupido non sia qualcosa con cui dobbiamo avere a che fare- Abbiamo bisogno di parlare di piacere nell’educazione sessuale, perché il sesso è piacere. E se si fallisce nel dirlo, si fallisce nel preparare i giovani alla realtà del sesso – e alla gioia che esso comporta.

Nell’articolosi legge infatti che l’educazione sessuale prevedeva un intervento su gravidanza e malattie – con trattazione diffusa degli anticoncezionali e delle loro caratteristiche – si parlava di orgasmo maschile ma solo perché fondamentale nel concepimento di un figlio, ma nulla di più. Quindi tra la paura della gravidanza indesiderata e delle malattie, si è diffusa tra i giovani la consapevolezza che il sesso sia qualcosa di pericoloso e doloroso – soprattutto tra le ragazze – qualcosa da evitare insomma. Quello che chiede Scott è che vengano prese in analisi tutte quelle tematiche che interessano il piacere: orgasmo femminile, clitoride e suo “utilizzo”, giochi di ruolo, sesso orale. L’amore fisico può essere davvero piacevole.

Il sesso doloroso non è qualcosa che deve essere accettato, per essere chiari – scrive Scott – Non è qualcosa con cui le donne devono avere a che fare. È il segno che qualcosa sta andando storto, sia che si sia troppo tesi, non lubrificati abbastanza, sia che non ci sia abbastanza eccitazione, o ci sia un problema fisico. Se non introduciamo l’idea del sesso piacevole, il sesso doloroso e non soddisfacente sarà autorizzato a essere visto come la norma. L’altra spazzatura – ritenuta norma – che viene perpetuata? Che il sesso non sia qualcosa che le donne – si suppone – si godano.

La giornalista spiega perché il sesso poco piacevole per le donne è una sorta di gatto che si morde la coda. In pratica, se non lo si apprende a chiare lettere, le donne crederanno che il sesso doloroso sia una parte della propria relazione. E, di rimando, gli uomini credono che alle donne non interessi un sesso di diverso tipo. A quanto pare l’educazione sessuale così descritta interessa 9 studenti su 10, la maggior parte quindi: da qui la convinzione di Ellen Scott su quanto ci si debba concentrare sul piacere.

Quando non parliamo di piacere, sorvoliamo sui benefici fisici e mentali del sesso e della masturbazione […] – chiosa Ellen Scott – e rendiamo il sesso qualcosa di pauroso, pericoloso e qualcosa di cui avere paura. Lasciamo che l’educazione non prepari per quel po’ di complicato che c’è nel sesso. Quando sorvoliamo sul piacere, non abbiamo appreso i pro e i contro del perché la gente prende determinate decisioni sessuali, perché si tradisce, perché si è attratti da alcune persone anziché da altre, perché le relazioni falliscono così come la propria vita sessuale ha un gusto aspro.

Secondo la giornalista, inoltre, vengono ignorate tutte le tematiche inerenti al mondo LGBT, proprio in un periodo, come quello dell’adolescenza, in cui può esserci una gran confusione sentimentale e si deve lavorare sull’informazione per combattere pregiudizi e stereotipi, oltre che aiutare i ragazzi ad accettare in primis quello che la società potrebbe rendere oggetto di violenza, oltraggio, scherno.

Non siamo informati sull’intimità o la parte emotiva del sesso – scrive Scott – Così non comprendiamo perché può darsi che non facciamo del sesso grandioso con qualcuno che non è gentile con noi. Non siamo preparate perché il sesso finisca male o cambi le cose.

Ovviamente non si parla neppure di masturbazione: tutto si riduce a concepimento e malattie. E come se non bastasse, oltre all’educazione sessuale manca l’educazione sentimentale. E, in altre parole, quando lui non ci chiamerà o racconterà cose sordide sul nostro conto, non saremo sempre in grado di affrontare tutto.

Le scuole hanno bisogno di ricevere guide complete e appropriate – spiega l’esperto Alex Philips – per coprire argomenti come piacere e consenso nell’età appropriata, in maniera sensibile e significativa. Stiamo chiedendo al governo di preparare insegnanti che convergano su questo soggetto vitale con tempo, risorse e studi. Solo allora ci assicureremo che tutti i giovani, ovunque vadano a scuola e qualunque sia la loro sessualità, siano messi in condizione di prendere decisioni positive e informate per avere relazioni salutari, per le quali siano pronti e che desiderino.