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I disabili e il sesso: se tocca ai genitori masturbarli o è solo con prostitute

Il diritto dei disabili a vivere il sesso: tema ancora scottante in Italia, ma di cui nessuno sembra preoccuparsi. Per questo, un regista ha realizzato un documentario per evidenziare la necessità di istituire, nel nostro paese, la figura dell'assistente sessuale.

I disabili e la sessualità, due concetti che per molti sembrano ancora agli estremi antipodi, almeno nel nostro paese.

A oggi, infatti, diversamente da buona parte delle altre nazioni europee, l’Italia non ha ancora fatto nessun significativo passo in avanti per garantire anche alle persone con gravi handicap fisici o cognitivi di poter avere una vita sessuale piena e appagante; e dire che qualche timido tentativo sembrava essere stato fatto, con il disegno di legge dal titolo “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità”, presentato  il 9 aprile del 2014 e assegnato alla dodicesima Commissione permanente – Igiene e sanità – in sede referente. Peccato che quella proposta sia poi, a tutti gli effetti, caduta nel vuoto, e con essa la possibilità, quindi, di istituire la figura dell’assistente sessuale, attiva in Germania,  Olanda, Danimarca, Austria, Svizzera da oltre 30 anni, ma ancora osteggiata dall’ordinamento italiano.

Eppure la situazione è seria, soprattutto per le famiglie che assistono i parenti disabili, i quali chiedono di poter avere una vita sessuale quanto più possibile normale.

Non è raro infatti che, proprio per garantire questo diritto, sancito come uno dei bisogni primari anche dalla Carta Fondamentale dei Diritti dell’Uomo, alcuni genitori accompagnino i figli disabili dalle prostitute affinché possano vivere la sessualità, con tutte le possibili implicazioni del caso, spesso estremamente negative: prima di tutto, infatti, in questo modo si incoraggia il traffico di esseri umani e si può rischiare l’accusa di favoreggiamento della prostituzione; in secondo luogo, le prostitute possono rifiutarsi di avere un rapporto sessuale con il disabile, oppure chiedere alla famiglia, nel caso in particolare degli escort uomini, un prezzo per una prestazione che può aggirarsi sui 3 o 4000 euro. Con la conseguenza che molti ragazzi e ragazze disabili, di fronte al rifiuto, finiscano per vivere questa esperienza in maniera drammatica, uscendone quasi traumatizzati. Infine, e non è un aspetto irrilevante, non è detto che una prostituta sappia gestire il corpo di un disabile.

Proprio per far capire quanto sarebbe importante istituire la figura dell’assistente sessuale, per i disabili, il regista siciliano Francesco Cannavà ha girato Because of my body: si tratta di un documentario che segue passo passo il percorso di formazione di 17 persone che, a febbraio 2018, andranno a completare il loro percorso da assistente sessuale con i tirocini, dopo aver seguito un corso teorico diretto da specialisti, avvocati, psicologi e sessuologi. L’associazione Lovegiver, infatti, guidata da Maximiliano Ulivieri, continua a organizzare corsi per chiunque sia interessato a ricoprire questo ruolo, benché la legge non lo riconosca.

Dico sempre che nella sessualità siamo tutti persone disabili, è una sfera piena di conflittualità e contraddizioni – spiega Cannavà a TPI – Il documentario si rivolge a tutti per questo motivo: far emergere dal buio questa problematica, partecipare a una rivoluzione culturale e aiutare tutte le famiglie che stanno vivendo il problema, come le madri costrette a masturbare i figli perché non sanno che esistono altri metodi“.

Il documentario, le cui clip sono visibili a questo link, e tutte le altre iniziative legate (come il progetto fotografico di Anna Pierobon) coinvolgono, continua ancora il regista, “tutte le famiglie italiane da nord a sud, dove da sempre si vive il dramma di non sapere o di non potere aiutare i disabili presenti nel nucleo familiare, in primis perché è stesso lo stato italiano a non fornire gli strumenti per superare l’ostacolo“.

L’obiettivo, ovviamente, è anche quello di superare il forte pregiudizio ancora insito nella cultura, per cui “la disabilità, specie quando è fisica e motoria, è considerata ancora come una deformità o una mostruosità“. Insomma, occorre smettere di considerare il disabile come un essere incapace di provare emozioni, sentimenti e, ovviamente, pulsioni anche fisiche, e iniziare a considerare davvero la possibilità di far godere le persone con handicap fisici o cognitivi del proprio diritto a vivere il sesso. In fondo, è lo stesso Francesco Cannavà a ricordarlo:

Quando si superano le barriere sensoriali della vista, e si riesce a vedere la persona per quello che è dentro, ecco che le differenze tra disabili e normodotati si annullano.