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L'Amore Platonico, Esiste? E Soprattutto: è solo Anima o anche Sesso?

Tendiamo spesso a riferirci (impropriamente) all'amore platonico come a un sentimento non corrisposto. Ma l'amore platonico è molto più di questo: è un sentimento che parte dall'esperienza fisica per poi arrivare a elevarsi e trascendere persino l'esperienza originaria. Vediamo le sue origini, il significato e le connotazioni attribuite all'amore platonico da filosofia e psicologia!
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Fonte: Web

Tutte noi, per sommi capi, sappiamo cosa sia l’amore platonico, ma spesso nel linguaggio quotidiano vi facciamo riferimento impropriamente, magari per indicare un amore o una cotta non corrisposti. In realtà, l’amore platonico è un percorso che affonda le sue radici nell’esperienza corporale, e di conseguenza sessuale, per poi arrivare a elevarsi attraverso fasi crescenti e progressive sino a una dimensione superiore che trascende addirittura quella originaria.

L’aspetto erotico della visione platonica dell’amore è quindi la base indispensabile e imprescindibile dalla quale prendere le mosse per giungere in seguito al sentimento di amore assoluto che, innalzandosi, ci renderà capaci di provare un amore universale declinato in amore verso la società, nei confronti delle sue regole, delle scienze e, ovviamente, verso la forma di amore più grande, ossia la filosofia, che è ontologicamente l’amore per la conoscenza, la scoperta e l’approfondimento del sapere.

Stiamo parlando di amore platonico. Ma qual è il suo vero significato?

1. La scoperta dell’identità il vero significato dell’amore platonico

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Fonte: Web

Gli Antichi Greci consideravano la vita insieme come base prodromica alla scoperta della propria identità: non dobbiamo dunque stupirci se la prima fase dell’amore platonico passa attraverso l’amore fisico, corporale, carnale. In fin dei conti quale metodo migliore esiste per conoscere e capire meglio se stessi e gli altri se non iniziando dall’opera di Madre Natura (che, per inciso, i Greci consideravamo come la fonte di ogni regola)?

Attualmente, tuttavia, tendiamo a identificare l’amore platonico con una forma di sentimento rivolta solo ed esclusivamente alle doti morali e intellettuali della persona amata. Ma questo tipo di amori – e Platone, a modo suo, aveva cercato di avvisarci – svaniscono nel nulla nel volgere di un battito di ciglia o, al contrario, possono arrivare a realizzarsi pienamente ma solo una volta superata la “prova” dell’amore carnale.

Tornando all’amore platonico, quindi, esiste oppure no?

2. L’amore platonico esiste?

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Fonte: Web

L’amore di un uomo nei confronti di una donna non può essere platonico, non foss’altro che per la funzione riproduttiva che l’uomo porta biologicamente con sé. E non può essere platonico nemmeno l’amore di una donna verso un uomo: nell’idea della Natura, che come detto sancisce ogni regola, la donna è strutturata per la maternità, con una predisposizione corporale fatta per due, ossia per la donna stessa e suo figlio.

In sostanza, dunque, finiamo col definire platonico un amore che non confluisce in un vero e proprio rapporto fisico. L’amore è follia, è liberazione totale, è voglia di lasciarsi andare e saltare nel vuoto, è attrazione che arriva e travolge per poi sparire nel nulla come fosse naturale e si manifesta attraverso voci, odori, sapori, carezze, abbracci, tenerezze o intimità.

Ma se dovessimo vedere l’amore platonico sotto il profilo psicologico, cosa impareremmo?

3. Rivoluzione psicologia: l’amore platonico esiste

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Platone – Fonte: Web

La psicologia ha spesso sostenuto l’idea che un amore definito platonico possa e debba esistere. Moltissime donne sono passate dagli studi dei loro analisti e sono state riportate alla ragione proprio per essere guidate a vivere con serenità un rapporto che trascurasse l’aspetto erotico a favore di altri elementi.

Parliamo di donne la cui parte più prettamente femminile era ovviamente in preda a passioni forti e romantiche, nel senso più letterario del termine, e che la psicologia ha sempre cercato di combattere attraverso la ragione, assicurando alla paziente di turno che il benessere o il malessere di un rapporto vissuto in modo estremamente carnale fosse la causa di stati di ansia, di stress e nevrosi che finiscono poi per ripercuotersi sul rapporto di coppia stesso.

Oggi, tuttavia, ci si sta accorgendo che la psicologia non sempre ci ha visto giusto: erano proprio Platone e Socrate a parlare di amore in chiave di irrazionalità e follia, un amore in cui le donne erano considerate divine perché grazie alla loro sana follia erano in grado di prevedere gli eventi e di esprimersi saggiamente.

Amore “è vivere in uno stato di folle povertà”, sosteneva infatti Platone. L’amore platonico non prevede il possesso di oggetti atti a riempire vuoti. Pertanto oggi, nell’epoca in cui la ragione sembra aver raso al suolo la follia tanto cara ai Greci, avremmo probabilmente bisogno di psicologi contemporanei che ci spiegassero che la maggior parte dei matrimoni non finisce per motivi legati a soldi o status, ma termina perché manca, o è mancata, quella parte folle, fisica e passionale dell’amore teorizzato da Platone.

Guardando la questione dal punto di vista della filosofia, tuttavia, otterremo tutt’altre risposte.

4. Filosofia dell’amore platonico: tutto è erotismo

amore platonico
Fonte: Web

I filosofi sono da sempre un poco più concreti rispetto agli psicologi, per lo meno quando si parla di temi legati alle cose dell’amore.

In fondo lo stesso Freud deve molto, se non tutto, a Schopenhauer, che tra l’altro si narra fosse una persona particolarmente benestante e molto dedita a conquistar donne per poi, in seguito, tematizzare l’amore e i rapporti tra uomo e donna.

In ultima analisi, col passare dei secoli l’amore platonico è diventato un amore in grado di legare gli uomini saggi e sapienti tra loro in virtù della stima reciproca in merito a questioni prettamente morali e intellettuali; un amore, dunque, che tralascia ovviamente il lato erotico.

La filosofia, per contro, si è dovuta spesso arrendere dinanzi a ciò che lo studio delle natura e dell’uomo rendeva via via evidente. Quando la filosofia s’intreccia con la politica, con la religione o con la guerra, lo ha dovuto sempre fare partendo dall’assunto di base che tutto è erotismo.

La filosofia ha insegnato alla psicologia che, in fondo, la Natura – sempre intesa nell’accezione assegnatale dai Greci – ha in serbo un progetto più grande di noi che non per forza (anzi, quasi mai) tiene conto del nostro, di progetto di vita.

L’eros e l’aggressività permettono all’uomo di procreare e di occuparsi della prosecuzione della specie come sosteneva Freud. Ma persa tale aggressività si invecchia e si diventa quindi inutili ai fini del progetto naturale: a tal proposito, Schopenhauer sosteneva che l’amore null’altro era se non l’urlo della specie.

Stiamo parlando di una visione cruda del rapporto amoroso che oggi, sicuramente, accettiamo con una certa fatica. Ma proviamo a chiedere alle donne e agli uomini single e/o separati di oggi il motivo delle loro pene. Con ogni probabilità, ci risponderanno che ciò che hanno perso – o che stanno cercando – è l’amore. Di certo non quell’amore platonico che oggi travisiamo definendolo tale. Semmai proprio quell’amore platonico di cui abbiamo parlato sinora, quello per cui la fisicità è il primo e ineludibile passo.