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Pausa di riflessione: quando può essere utile e quando è una scusa per lasciare

Si sente dire spesso di coppie che chiedono un periodo di separazione per pensare alla propria storia, ma la famosa "pausa di riflessione" può servire davvero a recuperare il rapporto, o si usa sempre e solo quando non si ha abbastanza coraggio per lasciarsi definitivamente?
pausa di riflessione
Fonte: web

Non a tutte, ma a molte coppie è capitato di arrivare al punto in cui uno dei due pronuncia la fatidica frase: “Forse è meglio se ci prendiamo una pausa di riflessione“.

Tre parole che possono spaventare, far pensare che la storia sia effettivamente finita, oppure che possono rappresentare la cosiddetta “ultima spiaggia”, l’ultima soluzione da adottare per non darsi per vinti, per dare un’estrema opportunità al nostro rapporto di coppia.

Nonostante l’abitudine di chiedere un periodo di separazione sia ancora ampiamente diffusa, la domanda che sorge spontanea è soprattutto una: la pausa di riflessione serve davvero?

Se non l’abbiamo sperimentata in prima persona, sarà capitato almeno una volta nella vita di trovarci a consolare un’amica o un conoscente che la stesse attraversando, “vittima” della decisione del partner o per propria scelta, e i pensieri più evidenti che generalmente ci vengono in mente sono: “sarà una scusa perché c’è un’altra/o?”, oppure, “ormai questa storia non si può più recuperare”, e, più raramente, siamo portati a pensare che grazie alla pausa invece il rapporto possa tornare a funzionare. Eppure ci sono teorie, modi di vedere diversi, fra cui molti che sostengono anche che ci possa essere effettivamente un’utilità, per il recupero della relazione, nella pausa di riflessione.

La psicologia della pausa di riflessione: pro e contro

pausa di riflessione psicologia
Fonte: web

Quando parliamo di amore, prima di tutto, anche dal punto di vista psicologico, stiamo parlando di un sentimento e non di un’emozione; è una distinzione importante, poiché la differenza risiede nel fatto che quest’ultima sia un’attivazione momentanea alimentata da uno stimolo che però, quando si ripete e perdura nel tempo in risposta a un medesimo stimolo, diventa un sentimento, e quindi un insieme di emozioni, credenze e aspettative consolidato e rivolto stabilmente a una specifica persona.

L’emozione si prova, per fare un esempio pratico, nei primi periodi dell’innamoramento, e l’insieme delle emozioni presenti per un certo periodo si consolidano trasformandosi in amore: è quindi necessario che le emozioni degli inizi continuino ma allo stesso tempo mutino, per diventare un vero e proprio sentimento e andare oltre l’attivazione psicofisica iniziale, legata principalmente all’attrazione per l’altro.

Quando nel rapporto di coppia subentrano fattori che possono minare la stabilità è l’equilibrio costruito, come l’abitudine, o la mancanza della stessa attrazione fisica, oppure la relazione sembra evolversi in affetto allora può entrare in gioco la “pausa di riflessione”; la quale però, quando attuata con l’accordo di entrambi e senza nascondere quindi il desiderio di uno dei due di lasciare l’altro senza dirglielo chiaramente, può servire a guardare in maniera più chiara e più distaccata e obiettiva al rapporto.

Allontanarsi per un periodo permette infatti a entrambi di comprendere cosa provano per l’altro, e di verificare se sentono la mancanza della persona in sé o semplicemente del fatto di avere qualcuno vicino. Insomma, se per sentirsi completi devono avere l’altra persona vicino, oppure se ciò che temono è solo la solitudine.
Una buona pausa di riflessione deve però essere attuata fissando regole chiare, che permettano un reale distacco temporaneo in vista di un chiarimento successivo a questo periodo, per condividere i vissuti e le riflessioni fra i partner: è indispensabile che la coppia ne condivida i termini perché sia utile e possibilmente costruttiva.
Ma d’altro canto, è vero che il problema della pausa di riflessione si presenta come gesto estremo, quando allontaniamo o siamo allontanati dall’altro, nel momento in cui vogliamo imporre (o ci viene imposta) una divisione alla comunicazione. Ci separiamo forzatamente nella speranza di scoprire quanto del nostro essere autentico fosse ancora nella storia che stavamo vivendo.

Il termine pausa, sostengono alcuni, ha diverse sfaccettature, può essere simile al premere il tasto “pause” di un videoregistratore, fermando lo svolgersi della trama di un film per permettere a chi l’ha schiacciato di fare altre cose obiettivamente poco utili ai fini di una comprensione di sé e a una presa di coscienza. L’idea che allontanandosi sia possibile capire ciò che si prova verso una persona percependo o meno la sua mancanza è un pensiero pericoloso. Per esempio, se una coppia vive in simbiosi, può essere anche naturale che in un periodo di distacco uno dei due si senta alleggerito e riscopra una piacevole autonomia, non per questo vuol dire che ami di meno il suo partner.

Il vero cambiamento viene prodotto attivamente e volontariamente dal proprio io, non dalle influenze esterne o aspettando una “illuminazione” dall’alto. Questo vale anche per chi subisce la decisione di una pausa di riflessione, colui/colei che l’accetta per paura di perdere il partner, colui/colei che preferisce la dipendenza all’abbandono; molte volte la pausa di riflessione esprime il timore di restare da soli, ma il dire “Non ci siamo lasciati, è solo un periodo di riflessione”, assume l’aspetto di un autoinganno disfunzionale che tende a ridurre notevolmente le possibilità che la crisi di coppia evolva in positivo anzi, prepara la strada alla rottura, passando prima attraverso l’illusione di un ripensamento.

Altre volte la pausa di riflessione si chiede per l’improvvisa entrata in scena di una terza persona di cui lui/lei può infatuarsi. Si rimane allora in bilico tra due parti senza a volte, per lungo tempo, assumersi la responsabilità dei propri sentimenti. Insomma, i motivi possono essere tanti, ma la cosa veramente indispensabile è mantenere la razionalità necessaria per ammettere, anche a se stessi, quale sia la motivazione reale per cui chiediamo o ci viene chiesta una pausa di riflessione. Partendo da un assunto fondamentale: c’è un problema con il partner che voglio risolvere? O un problema che non ho il coraggio di risolvere? Durante la pausa di riflessione si è pur sempre una coppia ed essere onesti con se stessi, vuol dire esserlo anche con l’altro. Inoltre, se la causa scatenante della pausa è proprio una problematica perdurante con il partner, solitamente è proprio con lui o con lei che dovrebbero essere affrontate le difficoltà, non allontanandosi, per rinchiudersi (e rinchiudere l’altro) in un esilio forzato.

Uno scambio verbale, anche se conflittuale, collerico, animato, creativo, doloroso, è sempre preferibile. Insomma, il dialogo dovrebbe venire sempre e comunque prima della scelta di un periodo di allontanamento. Che comunque può essere sostituito, nei casi più severi, recidivi o prolungati nel tempo, da una percorso di terapia di coppia.

Come comportarsi durante la pausa di riflessione

pausa di riflessione come comportarsi
Fonte: web

Assodato che la pausa di riflessione non abbia una durata ben precisa, nel periodo di separazione, se davvero volete provare a recuperare il rapporto, potete adottare alcuni atteggiamenti: in primis, non tempestare il partner di telefonate o messaggi che certo non serviranno a farlo/a tornare più velocemente; piuttosto, sarebbe consigliabile, dopo qualche settimana di distacco, riprendere i fili della relazione interrotta, e chiare una volta per tutte le ragioni che hanno condotto alla crisi, per superarla insieme. A questo dovrebbe seguire un cambiamento, che ovviamente non significa snaturare il proprio essere, cosa che nessuna persona dovrebbe mai richiedere all’altra, ma almeno provare a “smussare gli angoli” e a migliorare, reciprocamente, quegli aspetti che hanno condotto al punto di rottura. Infine, dovrebbe essere sottinteso ma è bene chiarirlo, no al tradimento: si chiama pausa di riflessione, non “ritorno momentaneo allo stato di single”!