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Periodo fertile: il metodo Billings e ovulazione

Un metodo naturale usato dalle donne per “regolarizzare la propria fertilità” con il controllo del muco cervicale. Molte donne lo usano anche come metodo contraccettivo e dopo aver provato e riprovato, vedrete che riuscirete a conoscere il vostro corpo alla perfezione.


Il Metodo Billings, un metodo naturale usato dalle donne per “regolarizzare la propria fertilità” con il controllo del muco cervicale. Molte donne lo usano anche come metodo contraccettivo e dopo aver provato e riprovato, vedrete che riuscirete a conoscere il vostro corpo alla perfezione.

Nell’arco di un mese, in media una donna può restare incinta a partire da tre giorni prima dell’ovulazione, fino al giorno seguente dell’ovulazione stessa. Quindi, una donna con un ciclo mensile regolare di 28 giorni ha il suo periodo fertile dal 10° al 17° giorno circa. Ma non solo queste ultime possono usare il metodo Billings: io ad esempio ho un ciclo altamente irregolare e ho imparato a riconoscere il mio periodo fertile grazie a questo metodo.

Una certa quantità di muco è sempre presente nei genitali femminili. Questa sostanza viene prodotta dalle ghiandole della cervice uterina, la parte terminale dell’utero che si estende nella vagina, per lubrificare l’ambiente vaginale e combattere possibili infezioni.

Appena prima dell’ovulazione, sotto la spinta degli estrogeni la quantità del muco aumenta e anche l’aspetto cambia: mentre normalmente è biancastro e piuttosto denso, in corrispondenza dell’ovulazione il muco assume il caratteristico aspetto white egg, (bianco d’uovo), cioè trasparente e filante. Questa particolare struttura ha la funzione di agevolare la risalita di eventuali spermatozoi nelle vie genitali femminili, per favorire l’incontro con la cellula uovo e di creare un ambiente ostile a germi e batteri che potrebbero creare problemi alla fecondazione.

Appena conclusa la fase dell’ovulazione, il muco diminuisce rapidamente e anche il suo aspetto torna a essere quello di prima. Imparare a osservare le modificazioni nella quantità e nell’aspetto del muco vaginale fornisce alla donna informazioni importanti per individuare il proprio periodo fertile.

Come imparare ad osservare il muco con il metodo Billings ?
Primo passo: I luoghi comuni da sfatare
Noi tutte sappiamo fin da piccole che ogni mese circa abbiamo le mestruazioni e che intorno a metà mese avviene l’ovulazione. Allo stesso modo tutte sappiamo come una malattia, lo stress, a volte uno spavento possono far ritardare il ciclo. I cicli possono essere regolari o irregolari. Quando il ritardo può essere considerato tale? E cosa significa esattamente ritardo? Rispetto a che cosa? E’ necessario rimettere ordine in questo miscuglio di informazioni per capire esattamente come funziona il nostro ciclo. I punti fermi per apprendere questo metodo sono proprio questi:

  1. Ogni ciclo ha una sua lunghezza, non è detto che tutti i cicli debbano durare 28 o 30 giorni, la stessa donna può avere cicli di lunghezza variabile e questo proprio perché l’ovulazione NON avviene sempre a metà ciclo: è l’ovulazione che determina la durata del ciclo, quindi è un errore prevedere la mestruazione basandola sulla data della precedente. Quindi, una volta individuata l’ovulazione, constateremo che la mestruazione arriverà dopo circa due settimane (da 10 a 16 giorni, variabili da donna a donna: la registrazione di più cicli evidenzierà a ognuna di noi la lunghezza del nostro periodo post ovulatorio).
  2. Mentre la fase post ovulatoria ha sempre la stessa durata (a meno che non sussistano disturbi ormonali), la fase pre-ovulatoria ha una durata variabile in quanto è facilmente influenzabile da molti fattori, da una banale influenza allo stress sia fisico che emotivo. L’ovulazione può essere quindi ritardata (mai anticipata) e di conseguenza la mestruazione successiva. Una volta avvenuta l’ovulazione non c’è niente che possa influire sul ciclo.
  3. Il muco cervicale non è qualcosa al quale si può far caso per capire orientativamente quando c’è l’ovulazione: il muco cervicale è il sintomo più evidente che permette di individuare l’inizio e la fine della fase fertile ed è indispensabile ai fini del concepimento. In assenza di muco, gli spermatozoi non hanno possibilità di raggiungere e fecondare l’ovulo.
  4. L’ovulazione non è mai un avvenimento improvviso ma viene sempre preceduto da modificazioni del muco cervicale. Anche quando questo non è visibile, la sensazione che esso provoca è sufficiente a farci rendere conto di cosa sta avvenendo. Quindi se si è tentati di non proseguire oltre con la valutazione del sintomo del muco in quanto questo non è presente, si commette un errore: potrebbe essere invece necessario indagare sul perché di questa assenza.
  5. Non possono esserci doppie ovulazioni a distanza di giorni: possono esserci doppie ovulazioni solo contemporaneamente (nell’arco delle stesse 24 ore).

Una volta imparato a riconoscere l’avvenuta ovulazione ci renderemo conto che non esiste più il concetto di anticipo o ritardo. Impareremo a sapere con 15 giorni (circa) di anticipo la data delle mestruazioni seguenti e scopriremo, stupendoci all’inizio, di quanto questo meccanismo sia perfetto e perda tutto quanto ci sembrava così misterioso. Ma come renderci conto dell’ovulazione? Mai visto muco in vita mia! L’ho detto anch’io e adesso ci rido. È strano come questo muco compaia solo quando si inizi a farci caso!

È vero che alcune donne non vedano il muco anche in assenza di fenomeni patologici, ma quello che più è importante è la sensazione che questo sviluppa: anche le donne non vedenti possono tranquillamente riconoscere il loro periodo fertile. E’ inoltre necessario aggiungere che il muco non va mai ricercato internamente.

Non esiste un andamento standard valido per tutte le donne o per tutti i cicli. Solo imparando a riconoscere i segnali che il proprio organismo lancia saremo in grado di riconoscere facilmente quando l’ovulazione si avvicina. Non è detto comunque che il muco debba essere per forza presente per diversi giorni, può anzi comparire un solo giorno oppure non essere visibile affatto, la cosa più importante da considerare è la sensazione che provoca.

È necessario quindi tener presente che non tutte siamo uguali e che non tutti i cicli sono uguali.

È importante anche sottolineare che la quantità di muco può diminuire sensibilmente in prossimità dell’ovulazione proprio per effetto della caduta degli estrogeni. Alla rottura del follicolo è poi il progesterone che prende il sopravvento, provocando il brusco cambiamento nell’aspetto e nella sensazione del muco. Da limpido e filante può diventare giallo grumoso o scomparire del tutto (non è più visibile, in realtà questo tipo di muco e nel giro di 3 giorni circa formerà un tappo all’apertura della cervice rendendola impenetrabile, lasciando una netta sensazione di asciutto).

L’ultimo giorno in cui compare la sensazione di “scivoloso” viene denominato il giorno del picco: l’ovulazione può avvenire in quel giorno o nelle 36/48 ore successive. Quindi il picco può essere riconosciuto il giorno seguente, quando ricompare la sensazione di asciutto. A questo punto – e ogni donna imparerà a conoscere la durata della propria fase post-ovulatoria – dopo circa due settimane comparirà la mestruazione.

Malgrado la variabilità della fase preovulatoria, il riconoscimento dell’ovulazione permette comunque di prevedere la data esatta in cui compariranno le mestruazioni; se ad esempio l’ovulazione avviene in 20° giornata non ci si può aspettare di vedere il ciclo al canonico 28° giorno, mentre l’avremo prevista sicuramente intorno al 35°, con “ritardo” si direbbe, ma in linea con l’ovulazione. In questi casi quindi non si parlerà di ritardo ma di fase preovulatoria particolarmente lunga.

Apprendere questo metodo mette la donna nella condizione di conoscere perfettamente il proprio ciclo, sapere esattamente cosa succede giorno per giorno, sapere con due settimane di anticipo quando arriveranno le mestruazioni, ma soprattutto sapere riconoscere quando avviene l’ovulazione. Questo è l’obiettivo primario del metodo Billings, e anche se viene pubblicizzato come un metodo per la regolazione naturale delle nascite, io lo vedo piuttosto come un metodo che insegna alla donna come essere consapevole della propria fertilità. La natura ci ha dotato del più perfetto strumento di individuazione del periodo fertile, l’importante è fidarsi e apprendere bene come funziona.

A questo punto, il metodo Billings è corredato di alcuni consigli utili per mettere in condizione le coppie di decidere se ricercare o evitare una gravidanza, ma non solo.

Saper riconoscere le fasi del ciclo permette alla donna di accorgersi se qualcosa non va: per esempio un cambiamento persistente della durata della fase post-ovulatoria può far sospettare problemi ormonali, oppure la totale assenza di muco e della sua sensazione può far pensare a problemi della cervice.

Una comparsa di muco dall’aspetto diverso dal solito al di fuori del periodo fertile può indicare un’infiammazione in atto. La donna impara presto a riconoscere il “normale” dallo “strano”. Il fatto che il metodo non si basi su un calcolo medio o statistico della durata dei cicli, ma sull’osservazione di quanto accade all’interno di ogni singolo ciclo, lo rende affidabile ai fini del riconoscimento e sia in caso di cicli irregolari che in periodi particolari quali l’allattamento, il post partum, il periodo premenopausa e il periodo successivo all’interruzione della pillola. È inoltre necessario ricordare che alcuni medicinali (spesso a base di ormoni, usati proprio per la stimolazione ovarica) possono influenzare la produzione di muco, così come l’assunzione prolungata della pillola anticoncezionale può provocare una lesione cronica della cervice che non risponde più alle sollecitazioni degli estrogeni.

In conclusione posso dire che l’apprendere il metodo Billings mi ha permesso di saper riconoscere e individuare l’ovulazione, mettendomi in condizione di decidere quando avere una gravidanza. Mi ha anche permesso di vivere gli altri mesi senza dover dipendere da contraccettivi chimici o meccanici che, per quanto sicuri possono essere, non sono esenti da controindicazioni. Non ho mai dovuto alterare l’equilibrio perfetto che regola i miei cicli che, pur nella loro irregolarità (parlando di durata) rispecchiano sempre lo stesso schema regolare.

Anche se può sembrare complicato all’inizio, una volta accantonato lo scetticismo scopriremo quanto possa essere facile e intuitivo riconoscere il periodo sicuramente fertile da quello sicuramente non fertile, ci sentiremo più sicure di noi stesse, torneremo padrone di quel qualcosa che è solo nostro, che è un diritto conoscere e un dovere proteggere – la nostra fertilità – lasciando alla medicina il compito di intervenire solo quando ci accorgiamo che qualcosa ha alterato questo delicato equilibrio.

Una stretta collaborazione medico-donna è sicuramente l’arma vincente contro tante anomalie che possono alterare la fertilità.