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Rape-axe: perché è inaccettabile che una donna indossi il preservativo anti stupro

Si chiama Rape-axe, ed è un vero e proprio preservativo pensato per le donne, per riuscire a difenderle dagli stupri. L'ennesima trovata che punta a insegnare alle donne come tutelarsi... ma non sarebbe tanto più facile educare gli uomini al rispetto del gentil sesso?

Si chiama Rape-axe ed è un vero e proprio preservativo pensato per le donne, al fine di proteggerle dagli stupratori, grazie a un meccanismo che richiama vagamente le antiche torture medievali. Non è la prima bizzarra soluzione pensata per prevenire e contenere il rischio violenze sessuali, certamente non sarà nemmeno l’ultima, eppure ogni volta la domanda che sembra lecito porsi è sempre la medesima: perché si deve arrivare a stratagemmi del genere, e quasi sempre devono essere le donne a imparare a difendersi, anche attraverso accessori che inevitabilmente snaturano il loro essere, o possono provocare disagio o imbarazzo?

Ad avere l’idea del preservativo anti stupro è stata la dottoressa sudafricana Sonnet Ehlers, “ispirata”, molto probabilmente, dall’alto numero di molestie e violenze sessuali di cui giornalmente sono vittime proprio le donne del paese africano: circa 60 mila, infatti, sono le violenze denunciate, circa il doppio rispetto alla media dell’India, paese dove gli stupri sono, purtroppo, pressoché all’ordine del giorno e che territorialmente è molto più grande rispetto al Sudafrica. Una cifra spaventosa che potrebbe, tuttavia, assumere contorni ancora più terribili se è vero che, come sostengono gli esperti, contando anche gli episodi non denunciati si arriverebbe a un numero almeno dieci volte maggiore.

Proprio per porre un rimedio concreto al dramma degli stupri ripetuti e continui la dottoressa Ehlers ha perciò brevettato il Rape-axe, basandosi anche su due esperienze diverse ma fondamentali per farle sviluppare l’idea: quella di un ragazzo corso nel suo ospedale perché rimasto con il pene incastrato nella zip, e quella di una giovane donna che, dopo aver raccontato dello stupro subito, durante una delle sue sedute lavorative, ha esclamato: “Magari avessi avuto dei denti proprio laggiù!

La dottoressa ha quindi ideato quella che, a tutti gli effetti, è una membrana somigliante a un normale tampone da inserire nella vagina, provvista di denti esterni; il particolare preservativo agisce uncinandosi letteralmente alla pelle del pene dello stupratore durante la penetrazione, provocando, com’è ovvio aspettarsi, dolori lancinanti. L’uomo può ritrarre il pene dalla vagina, ma non può rimuovere il condom in lattice, che rimane impigliato e, pur non impedendo la circolazione sanguigna, non gli permette neppure di camminare normalmente o di urinare. L’unico modo possibile per rimuovere il Rape-axe è tramite un intervento chirurgico, che costringerà il violentatore, naturalmente, a recarsi in ospedale, con tutte le inevitabili conseguenze del caso.

Durante i mondiali di calcio che si sono svolti proprio in Sudafrica nel 2010, il Rape-axe è stato distribuito, gratuitamente, a tutte le donne, e si pensava sarebbe passato poco tempo prima della sua commercializzazione, tanto che era già stato stabilito anche il prezzo, fissato a 2 dollari. Invece, sono passati degli anni è il preservativo è rimasto ancora a livello di prototipo, dato che anche il mondo scientifico e medico si è diviso notevolmente sull’idea della dottoressa Ehlers, sostenendo che “la violenza non può essere combattuta con altra violenza”.

Altri detrattori hanno invece fatto leva sul fatto che l’oggetto sarebbe un vero e proprio strumento di tortura, barbarico e medievale. La dottoressa, dal canto suo, ha voluto però sempre difendere la sua idea, e ha risposto alle critiche dicendo:

Qualcosa bisognava pur fare. Grazie all’esistenza del condom antistupro gli uomini ci penseranno due volte prima di violentare una donna.

E ha poi aggiunto:

Non sono responsabile delle persone che si rifiutano di educare gli uomini. Il Rape-axe sarà anche uno strumento medievale, ma lo è per un atto medievale.

Quest’ultimo concetto, soprattutto, ci sembra davvero rilevante, e ci porta a quello che per noi resta il nodo cruciale della vicenda: possibile che sia sempre più facile suggerire alle donne di imparare a difendersi piuttosto che educare gli uomini al rispetto dell’altro sesso? Che si pensi davvero che proporre alle donne di indossare un preservativo dentato, o un paio di slip anti violenza per proteggersi, non sia umiliante per la persona o sia più facile che insegnare agli uomini a rapportarsi correttamente con loro?

Non ci sembra accettabile, sinceramente, non riuscire a comprendere che il presupposto fondamentale per arginare la piaga degli stupri sia proprio quello di crescere generazioni di uomini consapevoli, formati grazie a una necessaria educazione sessuale e secondo la disciplina del rispetto, e non donne in grado di tutelarsi da sole. Non si può parlare delle violenze sessuali come di un qualcosa che “è sempre esistito” e a cui le donne devono provvedere da sé, per evitarle. Strumenti come quello ideato dalla dottoressa Ehlers provano, perlomeno, a porre un freno al problema, a trovare una via di fuga, ma è naturale che non possano essere sufficienti, o efficaci, se non accompagnati da un lavoro alla base, e che siano comunque del tutto inaccettabili, se non si affronta la questione da un’altra, a nostro avviso necessaria, prospettiva: quella di fornire le giuste nozioni al sesso maschile per non offendere, e non i giusti strumenti a quello femminile per potersi difendere.