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Storie di donne che vogliono tornare vergini

Una società maschilista e il "bisogno" delle donne di ritornare vergini: ecco perché l'imenoplastica prende sempre più piede.
Fonte: web

Avete mai sentito parlare di imenoplastica? È esattamente quello che pensate: una ricostruzione chirurgica dell’imene, la membrana all’interno del nostro organo sessuale, che si rompe la prima volta che si fa sesso – ma in alcune donne si rompe anche in altri modi e per altre ci vuole anche più di un rapporto sessuale per romperlo. Anticamente, in ogni parte del mondo, la presenza di questa sembrava attestare la purezza della donna prima delle nozze. Imeneo era il dio del matrimonio a Roma antica – magari avete letto uno dei carmi di Catullo che inneggia a lui, e Catullo era uno che ne sapeva abbastanza di amore e di sesso. Ma senza andare troppo indietro nel tempo, nel secolo scorso in Italia le cose non erano troppo diverse.

Come non ricordare, per esempio, il film di Pietro Germi “Sedotta e abbandonata“, nella scena in cui Stefania Sandrelli viene visitata da una levatrice che deve assicurarsi che abbia ancora l’imene. Senza dimenticare che ancora oggi c’è chi, in qualche paese, espone lenzuola macchiate di sangue – finto ovviamente – un retaggio dell’importanza che si dava a questa membrana, oggi poco più che un’usanza “teatrale”, che ha perso il simbolo ma ha conservato il segno.

Nonostante quello che pensiamo, per alcune persone e in particolare in alcuni luoghi del mondo, la verginità è ancora importante. Certo, a noi sembra assurdo: pur volendo considerare la castità un valore universale – ma non lo è – sappiamo bene che la verginità è tutt’altra cosa e che qualche esperienza sessuale prima del matrimonio non ha fatto male a nessuno, anzi aiuta a conoscere il proprio corpo e a vivere il sesso nella maniera più sana possibile. A quanto pare invece in Tunisia stanno accadendo cose diverse.

Perché le donne lo fanno

Imenoplastica
Fonte: Pixabay

In Tunisia infatti sono in aumento le donne che ricorrono all’imenoplastica. La ragione si trova nella paura. Paura di deludere il proprio marito – che si aspetta una donna vergine. Paura di creare imbarazzo ai propri parenti. Paura di essere lasciate. In un’espressione: parliamo di una società intrisa di maschilismo. Chi ricorre all’imenoplastica è perché, nel 99% dei casi, ha paura di queste cose. Un medico intervistato da Vanity Fair afferma che nella sua clinica quest’operazione viene effettuata almeno due volte a settimana.

Tra i motivi alla base, ci sono naturalmente questioni di natura religiosa: se la Tunisia non è certo arretrata in quanto a diritti delle donne esistono pur sempre sacche di profondo maschilismo. Alcuni uomini, per esempio, dicono di lasciare la loro donna che non è vergine perché non hanno più fiducia in lei. Viene da chiedersi se loro stessi, prima del matrimonio, non abbiano avuto rapporti di natura non mercenaria con donne. Quando la religione si mette di mezzo, spunta poi l’obiezione di coscienza da parte dei medici. Non tutti effettuano l’imenoplastica.

Il fenomeno dell’imenoplastica

Imenoplastica
Fonte: Pixabay

Sarebbe riduttivo pensare che luoghi come Africa o Medio Oriente siano le sole interessate da questo fenomeno che affonda le sue basi nel maschilismo. Già, perché, per essere precisi, l’imenoplastica nasce negli Stati Uniti – che viene considerata la nazione libertaria e occidentale per eccellenza. La verità è che il maschilismo è ovunque e talvolta neppure noi donne ne siamo esenti.

Tutte le volte che giudichiamo una nostra pari per un suo atteggiamento – sessuale o no – diventiamo a nostra volta maschiliste. Tutte le volte che pensiamo che una vittima di stupro se la sia cercata siamo maschiliste. Tutte le volte che sindachiamo su una gonna troppo corta o un modo di fare a nostro avviso troppo disinibito siamo maschiliste. Il cambiamento è nelle nostre mani: se noi donne in primis facciamo quadrato, non ci sarà più la necessità dell’imenoplastica. Per nessuno al mondo.