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Educazione sessuale: come si parla a bambini e ragazzi di sesso

Piacere femminile, abbassamento dell'età per le nozioni, consigli dell'Oms: ecco come potrebbe essere l'educazione sessuale a scuola.
Educazione sessuale

L’educazione sessuale a scuola è un tema di cui si dibatte da molto tempo. Ogni Paese ha le proprie regole e ci sono delle teorie relative a come dovrebbe essere strutturata. Secondo Ellen Scott, l’educazione sessuale dovrebbe avere a che fare con il piacere, come ha scritto in un editoriale su Metro. Solitamente, in questo tipo di lezioni, si parla di gravidanze indesiderate e di malattie sessualmente trasmissibili, di orgasmo maschile – poiché fondamentale in una potenziale gravidanza – ma si tace ad esempio sul piacere femminile, ma anche sulla clitoride, sui giochi di ruolo, sulla masturbazione e sul sesso orale. Inoltre si rischia che la donna pensi che i rapporti sessuali siano qualcosa di doloroso e legato esclusivamente al concepimento. La giornalista aggiunge che dovrebbero essere presenti anche contenuti legati al mondo Lgbt, per combattere pregiudizi e stereotipi, ma anche legati all’educazione sentimentale.

Non siamo informati sull’intimità o la parte emotiva del sesso – scrive Scott – Così non comprendiamo perché può darsi che non facciamo del sesso grandioso con qualcuno che non è gentile con noi. Non siamo preparate perché il sesso finisca male o cambi le cose.

Educazione sessuale: perché ce n’è bisogno?

Educazione sessuale
Fonte: Sex Education

Ci sono molte ragioni per cui l’educazione sessuale è necessaria. Ma una è fondamentale: perché i giovani fanno sesso. Secondo il New York Times, molti tra i maschi che hanno perso la verginità prima dei 13 anni non hanno studiato questa materia a scuola. Ad aprile 2019 su Jama Pediatrics è apparso uno studio che prende le mosse dai questionari sottoposti agli studenti, in particolare quelli realizzati da Centers for Disease Control and Prevention, e da National Survey of Family Growth. I questionari contengono domande standard, che vanno dall’età del primo rapporto fino ai rischi legati alla mancanza di contraccezione.

Secondo lo studio, tra il 4 e l’8% degli intervistati ha perso la verginità prima dei 13 anni. I picchi sono relativi ad alcune città: a Memphis parliamo del 25%, a San Francisco del 5%. Le percentuali più alte sono tra ispanici e afroamericani, le più basse tra coloro le cui madri sono laureate. Inoltre per l’8,5% dei ragazzi, l’esperienza sessuale non è stata voluta, il 54,6% non avrebbe mai desiderato che accadesse eppure è accaduto più volte, il 37% ha invece dimostrato sentimenti ambivalenti. Infine il 13,9% dei ragazzi non riceve nessun educazione sessuale fino alla sesta classe (che corrisponde alla nostra prima media), mentre molti esperti ritengono che queste lezioni dovrebbero iniziare alla scuola elementare, ed essere accurate dal punto di vista medico e appropriate dal punto di vista dello sviluppo.

Educazione sessuale per bambini

Esiste molto pregiudizio relativo all’educazione sessuale per i bambini. E anche molta ignoranza. Su questo fanno leva coloro che diffondono materiale su una presunta «teoria gender», per cui ai bambini verrebbe insegnato come diventare omosessuali o trans o avere una sessualità fluida. L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha fatto opera di debunking su questo materiale, mostrando cosa dicano le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’Oms ha infatti diramato un documento in cui si parte da una fascia tra 0 e 4 anni: a questi bambini molto piccoli, l’educazione sessuale serve semplicemente a prendere consapevolezza del proprio corpo e capire che esiste qualcosa cui diamo il nome di affetto, e che è una cosa che le persone si scambiano. Nella fascia d’età 4-6, gli insegnamenti vertono a scoprire determinate emozioni come gelosia, rabbia e delusione, si parla del primo amore ma anche di amicizia.

Nella fascia compresa tra 6 e 9 anni si inizia invece a trattare delle scelte riguardanti la genitorialità, l’infertilità, si parla di metodi contraccettivi e accettazione della diversità (relative al fatto che non tutti decidono di avere figli, c’è chi adotta, eccetera).

Nella fascia tra 9 e 12 anni si rafforzano le informazioni sulla contraccezione e si parla dei sintomi della gravidanza, delle mestruazioni, dell’eiaculazione e di responsabilità, ma anche di orientamento di genere, di decisioni consapevoli e del diritto a rifiutarsi a fare sesso.

Al di sopra dei 15 anni vengono trattati infine i cambiamenti legati alla fertilità, i servizi per la contraccezione, il rapporto con il partner e la disponibilità a tenere conto delle differenze di genere su temi quali fertilità, riproduzione e aborto.

Educazione sessuale a scuola

Educazione sessuale
Fonte: Sex Education

In Italia, l’educazione sessuale a scuola non è una materia obbligatoria. A parte dei singoli progetti che possono esservi dedicati in base all’autonomia scolastica e al budget, si inizia di solito durante la scuola superiore, qualche volta ai confini o ben oltre l’obbligo scolastico. Nei licei si tengono ad esempio degli incontri dedicati con un ginecologo, un psicologo/sessuologo e con un padre spirituale.

Ognuno dovrebbe trattare un tema diverso: il ginecologo interviene sulla contraccezione soprattutto, si parla quindi di controllo delle nascite e malattie sessualmente trasmissibili; lo psicologo/sessuologo tratta le implicazioni emotive della questione (ma anche qui, come nel Regno Unito, non si parla di piacere); il religioso dovrebbe parlare di educazione sentimentale, ma talvolta si risolve in un invito a non fare sesso prima del matrimonio (anche se esistono esempi ben diversi di chi tratta argomenti pure molto collaterali come prostituzione e contraccezione).

A questi incontri, potenzialmente, non partecipano tutti gli studenti: i genitori possono decidere di non autorizzare il figlio alla frequentazione, se questi è minorenne. Non c’è però niente prima delle scuole superiori in Italia, se si eccettuano le regolari lezioni di biologia riproduttiva umana (per esempio sul funzionamento del ciclo mestruale), che sono nei regolari programmi ministeriali per l’insegnamento delle scienze.

Educazione sessuale nei Paesi del Nord

LoSbuffo riporta cosa avviene nei sistemi scolastici di alcuni alti Paesi europei. In Austria, l’educazione sessuale è obbligatoria dal 1970 e si inizia dalle scuole elementari, attraverso nozioni scientifiche e approfondimenti emotivi con il docente di religione. I genitori possono vedere il materiale e partecipare agli incontri.
In Danimarca, l’educazione sessuale è obbligatoria nelle scuole primarie e al primo anno delle superiori: si tratta di una disciplina tuttavia intrecciata e integrata con le altre.
In Olanda, è stata invece introdotta nel 1960: si parte dai 4 anni e si affrontano temi differenti in base all’età e alla trasformazione del corpo durante la crescita, ma si parla anche di amicizia, amore, famiglia.
La Svezia, infine, ha introdotto l’educazione sessuale fin dal 1942 e le lezioni vertono su argomenti che sono a discrezione di presidi e insegnanti.

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