Eiaculazione femminile: cos'è e come funziona - Roba da Donne

L’eiaculazione femminile è uno di quegli argomenti che non si sviscerano mai abbastanza. Basti pensare che in un telefilm della fine degli anni ’90, Sex & the City, l’esperta di sesso Samantha la scopriva non su se stessa ma solo durante un rapporto sessuale con un’altra donna.

Per alcune donne, insomma, si tratta di un gran mistero. Ed è interessante come, attraverso le epoche, qualcuno abbia quasi cercato di “insabbiare” il fenomeno, descrivendolo come inesistente, come accadde per esempio in alcuni studi degli anni ‘50.

Eiaculazione femminile: tra mito e realtà

Eiaculazione femminile
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L’eiaculazione femminile è nota e studiata fin dall’età moderna. Il primo a parlare del fenomeno è stato un anatomista italiano, Realdo Colombo, che nel 1559 lo collegò al funzionamento della clitoride. Successivamente, l’olandese Regnier de Graaf scrisse di fluidi femminili collegati all’attività sessuale: nel 1673 identificò infatti una sorta di prostata femminile, analoga a quella maschile, sotto forma di piccole ghiandole sulla parte anteriore della vagina.

Il grosso del merito però lo ebbe il ginecologo Alexander Skene nel 1860, che identificò quelle che oggi chiamiamo appunto ghiandole di Skene. Erano le stesse individuate da de Graaf, solo che Skene riuscì a scindere i due tipi di liquidi secreti: quello dovuto all’eccitazione, che si traduce in lubrificazione, e l’eiaculazione vera e propria che segue l’orgasmo femminile.

Alcune donne possono soffrire di eiaculazione precoce, proprio come accade agli uomini. Quando i rapporti possono proseguire non c’è problema, ma per alcune donne è impossibile, perché la conseguenza è un forte dolore. Se si riscontra dolore a seguito dell’eiaculazione, vuol dire che ci potrebbe essere alla base un problema ginecologico o psicologico, quindi è bene rivolgersi sempre a uno specialista.

Eiaculazione femminile: lo squirting

L’eiaculazione nelle donne viene chiamata solitamente squirting, ma in realtà si tratta solo di una delle forme in cui l’eiaculazione si manifesta, e cioè sotto forma di spruzzo. Non tutte le donne eiaculano in questo modo, perché tutto dipende dallo sviluppo delle ghiandole di Skene, in base alla presenza di ormoni maschili. Il termine viene dal verbo inglese to squirt, ossia spruzzare.

Orgasmo Femminile: Lo Squirting E Il Gushing Sono Ancora Un Tabù

Eiaculazione femminile: il gushing

Eiaculazione femminile
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L’altra forma in cui l’eiaculazione si presenta nelle donne prende invece il nome di gushing: si tratta di un’emissione dello stesso liquido, però continua, con un rivolo dalla vulva. Il termine viene anche questo da un verbo inglese, to gush, ovvero zampillare.

Gushing: che cos'è l'eiaculazione femminile?

Che liquido viene eiaculato?

Il liquido eiaculatorio femminile ha la stessa composizione dello sperma, con l’eccezione dell’assenza degli spermatozoi. In pratica parliamo di sostanze come proteine, lipidi, ioni, fruttosio, vitamina C, carnitina, zinco, enzimi e naturalmente ormoni.

A scoprire tutto questo fu nel 1981 la Dalhousie University di Halifax, in Nuova Scozia (Canada), che analizzò per la prima volta questo fluido pubblicando una ricerca sul Journal of Sex Research.

Tecniche per stimolare l’eiaculazione femminile

Eiaculazione femminile
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Solo il 10% delle donne può sperimentare l’eiaculazione femminile: accade in gran parte in base allo sviluppo delle ghiandole di Skene, ma anche per una corretta stimolazione da parte del partner nei confronti del cosiddetto punto G o della clitoride. Ci sono delle azioni che si possono compiere, per raggiungere l’eiaculazione e soprattutto per conoscere ancor meglio il nostro corpo. Ricordiamo che una conoscenza personale del corpo è fondamentale per avere una vita sessuale appagante e priva di tabù.

La prima cosa da fare è individuare il punto G, stimolando la parte anteriore della vagina, all’altezza dell’uretra. Se avvertiamo un fremito (come quando ci scappa la pipì), vuol dire che le ghiandole di Skene si stanno riempiendo di liquido eiaculatorio.

Il partner dovrà provvedere a stimolare l’area pelvica, entrando poi all’interno della vagina fino a toccare un tessuto di consistenza spugnosa e rugosa che si inturgidirà. Una volta che raggiungeremo l’orgasmo, potremo quindi sperimentare l’eiaculazione: va ricordato ancora una volta che non a tutte le donne accade e non per tutte viene espulsa la stessa quantità di liquido.

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