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Ghosting e zombieing: le perversioni digitali di chi sparisce e... Ricompare

Lui scompare, vi blocca sui social. Poi riappare e vi tampina. Sono i fenomeni del ghosting e dello zombieing. Ma ci si può sempre difendere.

Siete mai state bloccate all’improvviso sui social network da un uomo (o una donna) con cui avete una relazione? E poi avete provato a contattarlo in altro modo, ma non avete ricevuto una risposta? Alla fine avete ripreso – con non poche difficoltà qualche volta – la vita da dove l’avevate lasciata. E quindi lui si è rifatto vivo. Con dei tag perfino. Riesumando le vostre vecchie fotografie. Dedicandovi canzoni da Spotify.

Si tratta di due fenomeni abbastanza complessi, che prendono il nome di ghosting e zombieing. Di solito, ci si riferisce a essi come a qualcosa di nato con l’era digitale 2.0, con i social network. Probabilmente è molto più antico e risale al tempo in cui gli uomini rispondevano di no all’altare o non si presentavano affatto alle proprie nozze. Questi fenomeni digitali sono sicuramente meno umilianti, ma comunque rappresentano un problema con cui fare i conti.

Ghosting e Zombieing

Ghosting e zombieing sono in un certo senso facce della stessa medaglia, azioni che si compiono per vigliaccheria o perché si considera l’altra persona non degna neppure delle solite frasi di circostanza. Come se ci fosse qualcosa di male in quelle parole che si sono sempre dette quando una storia finisce. Chi decide di optare per questo tipo di azioni non vuole prendersi le proprie responsabilità e soprattutto non vuole lasciare tracce – perché sul Web non si scrive certo a matita – del proprio essere vile. È facile liquidare in questo modo la questione? Forse sì, anche perché è una generalizzazione. Tra questi segmenti di persone c’è anche chi si rende conto che è meglio non dire nulla e voltare pagina – ma senza poi tornare mai sui propri passi.

Ghosting, il significato

Ghosting
Fonte: The Others

Ghosting è un termine che deriva da «ghost», cioè «fantasma». Le persone che lo praticano, infatti, spariscono come se fossero morte o non fossero mai esistite. Come se fossero, in altre parole, proiezioni della nostra mente. E allora, che fare?

Ghosting, come muoversi

Quando si è “vittime” di ghosting, capita che ci si ritrovi a fare i conti con un senso di colpa che non dovrebbe appartenerci. Ci arrovelliamo il cervello, ripensando a ciò che potremmo aver sbagliato, a cosa abbiamo fatto per costringere l’altra persona a comportarsi così. A cancellarci dalla sua esistenza. Ma la prima cosa da sapere è che non abbiamo fatto niente di sbagliato. Le relazioni finiscono per un sacco di ragioni, per esempio per incompatibilità. Finiscono perché si è finiti in un labirinto di abitudine. Finiscono perché si è trovata una persona che ci piace di più. Quel che è certo che mai dovremo sentirci le sole responsabili di una relazione al capolinea, indipendentemente da come si comporta l’altro.

Il primo consiglio è, nei casi migliori, voltare pagina: trovarsi uno scacciachiodo, uscire con le amiche, sfogarsi parlandone un po’, trovarsi un nuovo hobby, dedicarsi alla lettura (consigliatissimo in questi casi Alta fedeltà di Nick Hornby). Se proprio non riusciamo a venirne a capo, un po’ di psicanalisi non può che farci bene, soprattutto se si rischia una depressione.

Zombieing, il significato

Ghosting
Fonte: Benvenuti a Zombieland

Analogamente, lo zombieing deriva da «zombie» ossia «morto vivente». Chi lo pratica, torna dalla propria ex come se nulla fosse, dopo aver lasciato la propria compagna senza motivazioni. O almeno cerca di tornare.

Zombieing, come muoversi

E qui sta a voi scegliere: potete dargli una seconda possibilità o sbattergli la porta in faccia. Nel primo caso, può andarci bene come invece può andarci malissimo e lui potrebbe sparire per una seconda volta. E finiremmo in una spirale senza fine di giochetti psicologici, per cui valgono assolutamente i consigli dati con il ghosting. Quello che vogliamo dirvi è che, in mancanza di ragioni gravi, vale la pena dare una seconda possibilità a un uomo. Ma è meglio darla a qualcuno che si prenda le responsabilità – comuni peraltro – di una relazione finita. Non credete?

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