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Chi sono i queer? Il significato dietro la “q” aggiunta a LGBT

Essere queer significa non identificarsi con qualcosa di preciso, ma rigettare le etichette: ecco tutto quello che c'è da sapere.
Queer

Tutti conoscono la sigla Lgbt, forse un po’ meno quella completa e inclusiva Lgbtqai*. Quest’ultima – con asterisco finale per simboleggiare l’inclusione di qualunque altro orientamento sessuale o identità di genere – sta per lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer, asessuali e intersessuali.

Tra tutti questi concetti, forse, il più “misterioso” è queer. Abbiamo spesso sentito vari vip riferirsi a se stessi come tali – tra essi la più nota è Miley Cyrus – ma di cosa stiamo parlando esattamente?

Chi sono i queer? il significato del termine

Queer
Fonte: The Dope Show

La prima cosa da sapere è che con queer non stiamo parlando «esattamente» di qualcosa. Si tratta infatti di un termine generico – e quindi fortemente inclusivo – dall’etimo incerto, come scrive la Treccani. In senso lato vuol dire «strano, ambiguo, stravagante», ma di solito viene utilizzato per definire tutto ciò che è legato all’omosessualità.

Per esempio, la cultura queer – che tra poco andremo a esplorare – è una branca molto particolare della cultura pop. Nella canzone The Dope Show di Marilyn Manson c’è un verso in cui si parla di «cops and queers» che, nel contesto, significa letteralmente «poliziotti e gay» e si riferisce all’arresto per atti osceni subito dal compianto cantante George Michael negli anni ’90.

La teoria queer

La teoria queer è una filosofia nata negli anni ’90 che pone in discussione l’identità di genere e quella sessuale come naturali: in altre parole dice no alle etichette che dividono le persone. L’espressione viene da Teresa de Lauretis, che la utilizzò per la prima volta durante una conferenza, dando vita di fatto a degli studi ad hoc negli anni successivi.

Queer al cinema, in tv e in letteratura

Queer
Fonte: Cinzia

La cultura queer, dicevamo, è un sottoinsieme molto importante della cultura pop. Nel cinema, il massimo rappresentante è ad esempio, il regista John Waters, che, per alcuni suoi film, volle fortemente la sua amica d’infanzia e drag queen Divine. Anche alcuni personaggi dei film di Pedro Almodovar possono essere definiti queer, da Letal in Tacchi a spillo fino a Ignacio in La Mala Educacion per non parlare dei tre stewart ne Gli amanti passeggeri.

Molto spesso, nel passato, il mondo Lgbtqai* al cinema fu però ritratto solo come una macchietta. Lo stesso Federico Fellini – del quale si disse che si ispirò a Giò Stajano per la scena della fontana ne La dolce vita – dopo aver scelto la nipote del gerarca, che ancora non aveva avviato il processo di transizione, per una scena di quella pellicola, la sostituì perché non riusciva a incarnare un gay abbastanza effeminato.

Dagli anni ’90 in poi anche la televisione ha iniziato a inserire personaggi queer che non fossero macchiette nelle sue trame: uno dei primi esempi è rappresentato da Carol e Susan in Friends, che però sono personaggi collaterali, così come il padre di Chandler, della quale non viene chiarito mai se sia una trans o una drag queen, ma si sa solo che si identifica come donna, che le piacciono gli uomini e che fa uno spettacolo resident a Las Vegas.

Crossdresser, chi sono e cosa fanno

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La svolta avviene soprattutto con Will & Grace, telefilm che per primo ha portato un protagonista gay in primo piano, un professionista di successo e per nulla effeminato, a differenza del suo amico Jack. C’è poi stata Willow in Buffy l’Ammazzavampiri e Jack in Dawson’s Creek, e mano a mano sono nati degli show che hanno ritratto gran parte dell’arcobaleno: Orange Is The New Black e Sense8 sono iconici in tal senso. Tra i cartoni animati invece annoveriamo Ranma 1/2, in cui il/la protagonista cambiava identità sessuale con l’acqua calda o con l’acqua fredda: l’anime era un preciso atto d’accusa ai matrimoni combinati e inneggiava alla fluidità sessuale.

Per quanto riguarda la letteratura, il più celebre libro queer della storia è probabilmente Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, scrittore omosessuale che ha reso l’estetismo – il suo estetismo almeno – un concetto inclusivo e rivolto solo alla bellezza, in contrasto ad esempio all’estetismo di Gabriele D’Annunzio, che fu un manifesto di virilità.

C’è poi Orlando di Virginia Woolf, che oltre alla trama che fa riferimento a omosessualità e ambiguità di genere in una stessa persona, viene considerata come una lettera d’amore dell’autrice alla sua amata Vita Sackville West. Ma in effetti la cultura queer affonda le sue radici nell’antichità, nella poesia greca e latina fino a giungere a Dante, rispetto al quale alcuni biografi moderni parlano non raramente di bisessualità (tanto che la sua guida nell’Inferno è Virgilio, uomo profondamente impregnato di cultura greca).

Un discorso a parte va fatto per il fumetto, la «letteratura disegnata». Tra le storie più queer c’è quella di Cybersix, donna cyborg che di giorno si traveste da professore di letteratura per non essere scoperta da nazisti reincarnati che le danno la caccia. Uno degli ultimi casi è Cinzia, graphic novel di Leo Ortolani che parla di una trans che si innamora di un reazionario contro i diritti civili Lgbt. Cinzia ha molte qualità: è un libro divertente, ironico, ma anche e soprattutto intelligente e commovente.

3 testimonianze di chi si definisce queer

Queer
Fonte: Tacchi a spillo

1. Cosa significa per me

Il sito Redeeminggod raccoglie una testimonianza anonima di una persona che si definisce queer e che scrive:

Alcune delle vecchie generazioni possono considerarlo dispregiativo, ma la mia generazione no. Lo considero come un termine generico. Per me, descrive le persone che non rientrano esattamente nelle solite categorie. Sono maschio, sposato con una femmina e cristiano. Ai fini di questa discussione, non conosco altre etichette adatte. Non sono etero, gay o bisessuale. Mi piacciono le donne. Mi piacciono gli uomini. Sono attratto da alcune donne e alcuni uomini, ma non dalla maggior parte delle donne o dalla maggior parte degli uomini. Ho sposato una donna perché è più facile mescolarsi con le masse. Amo mia moglie e ho intenzione di rimanere sposato con lei. Potrei facilmente sposarmi con un uomo, anche se dipenderebbe dall’uomo. Il giorno in cui lo Stato in cui sono cresciuto ha reso legale sposare qualcuno dello stesso sesso, ho pianto. Se ciò fosse accaduto prima che mi sposassi, mi chiedo se avrei potuto sposare uno dei miei fidanzati anziché una delle mie amiche.

2. Una certa fluidità

Il sito The Body Is Not An Apology riporta invece la testimonianza di Taylor, che si identifica come una donna nera e queer, che scrive:

L’identità sessuale non è una cosa stagnante, è malleabile e soggetta ai cambiamenti proprio come le sono le persone. Penso che la mia esitazione a identificarmi come queer, alla radice, derivi dall’essermi identificata come etero per così tanto tempo. L’eterosessualità è stata la mia verità abbastanza a lungo e qualsiasi altra parola è sembrata una bugia. Ma penso che sia tempo di reinventare me stessa.

3. Una questione politica

Sul blog Blunderbuss Magazine, l’autore Caspar scrive un editoriale per definire la propria queerness, cioè l’essere queer, e scrive:

Il mio essere queer è politico, arrabbiato e amorevole. Non voglio essere normale e “uguale” perché sono piuttosto scettico su ciò che mi viene chiesto per essere “uguale”. So che non vale per tutti i queer. Non sono in grado di dire a una tredicenne bullizzata di crescere e abbracciare la sua “unicità” invece che cercare di adattarsi. E non posso nemmeno chiedere a tutti gli adulti di essere così politici rispetto al loro essere queer. Alcune persone vogliono solo essere normali, non va bene? […] Sì, va bene. Ma ricordate che ogni persona a cui è permesso essere “normale” viene ridefinita per adattarsi a un modello invece che essere completamente svalutata – pensate quanti sforzi hanno fatto i queer per “dimostrare” che lasciarci sposare non cambierà davvero nulla. “Uguaglianza matrimoniale” significa solo uguaglianza per le persone che vogliono un matrimonio monogamo, a due. E per le persone che vogliono in generale il matrimonio.

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