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Quei ragazzini che fanno sesso prima di aver ricevuto un'educazione sessuale

L'educazione sessuale non è mai troppa, ma negli Stati Uniti si sta pensando di anticiparla a 12 anni: ecco perché.

L’educazione sessuale è un argomento che preoccupa molti Paesi occidentalizzati. Qualche anno fa, in Italia, il pornodivo Rocco Siffredi propose di istituire a tappeto queste lezioni nelle scuole superiori, temendo che i giovani apprendano l’ars amandi dai suoi film. Ma in alcune nazioni come gli Stati Uniti il problema non è soltanto l’educazione sessuale in sé, ma anche quando proporla ai ragazzi.

Un articolo del New York Times evidenzia infatti che molti tra i maschi che hanno perso la verginità prima dei 13 anni non hanno ancora studiato educazione sessuale a scuola. Si teme che un’iniziazione sessuale precoce esponga a rischi di promiscuità sessuale o binge drinking, ma non in termini di causa-effetto, quanto di associazione tra problematiche.

C’è uno studio molto interessante a questo proposito, pubblicato ad aprile 2019 su Jama Pediatrics. La ricerca prende le mosse da alcuni questionari sottoposti ai ragazzi. Molti di questi sono stati realizzati da Centers for Disease Control and Prevention, che ogni due anni chiede agli studenti della scuola media e superiore di completare delle domande sul Youth Risk Behavior Serveillance System.

In pratica, si parte da domande standard come l’età del primo rapporto sessuale e poi si vira su tematiche che riguardano il rischio di gravidanze indesiderate o di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. I questionari usati nello studio da Centers for Disease sono relativi a 19916 ragazzi, tuttavia la ricerca si avvale anche dai sondaggi forniti dal National Survey of Family Growth, che ha fornito informazioni su 7739 maschi di età compresa tra i 15 e i 24 anni.

Posto che lo sviluppo psico-fisico dei ragazzi è dovuto in gran parte dall’ambiente famigliare e dalla supervisione degli adulti, ma anche dalla cultura locale dominante, i Centers for Disease hanno attestato che l’8% degli intervistati hanno perso la verginità prima dei 13 anni – la percentuale si dimezza nelle stime del National Survey, che però ha ristretto la questione ai rapporti eterosessuali, mentre i Centers for Disease non hanno chiesto di specificare il sesso del partner.

In generale, si riscontrano percentuali maggiori in alcune città come Milwaukee, Memphis e Chicago. A titolo esemplificativo, gli under 13 ad aver perso la verginità a Memphis sono il 25% contro il 5% di San Francisco. Inoltre le percentuali più alte si registrano tra ispanici e afroamericani, mentre sono più basse tra coloro che hanno le madri laureate.

A questo si aggiungono alcuni corollari. Come quello di Lee M. Sanders, capo della divisione di pediatria generale a Stanford, che dice che l’iniziazione sessuale precoce può dipendere da un’aspettativa sociale di un determinato contesto, mentre in altri contesti essa può rappresentare uno stigma. Arik V. Marcell, professore associato di pediatria generale e medicina adolescenziale alla Johns Hopkins Children’s Center, uno degli autori dello studio, inoltre sostiene che la maggior parte dei ragazzi negli Stati uniti non ha un’educazione sessuale prima di fare sesso: questa discrepanza è già forte a scuola superiore ma peggiora man mano che si parla dei più giovani.

Non voglio perpetuare il doppi standard per cui va bene per i ragazzi iniziare a fare sesso – ha chiosato Marcell – ma come possiamo pensare di addebitare vulnerabilità potenziali, specialmente se quelle esperienze non erano volute?

In effetti, l’8,5% degli intervistati ha spiegato che l’esperienza sessuale non è stata voluta.

Tra essi, il 54,6% non avrebbe mai desiderato che accadesse eppure è accaduto più volte, il 37% ha invece dimostrato sentimenti ambivalenti. E il fatto interessante è che queste percentuali non sono dissimili negli over 13. Secondo il National Survey, il 13,9% dei ragazzi non riceve nessun educazione sessuale fino alla sesta classe (che corrisponde alla nostra prima media), mentre molti esperti ritengono che queste lezioni dovrebbero iniziare alla scuola elementare, ed essere accurate dal punto di vista medico e appropriate dal punto di vista dello sviluppo.

Genitori e pediatri – ha commentato David L. Bell, professore associato di pediatria alla Columbia University – hanno bisogno di aiutare i nostri giovani uomini a navigare nelle loro vite sessuali comunicando con loro, avendo un dialogo aperto con loro su molti differenti aspetti dell’avere una relazione sessuale.

Vale la pena chiarire che c’è anche un altro punto oscuro per i giovanissimi: il consenso. In famiglia è fondamentale aprire un dialogo su questa tematica, magari iniziando a chiedere se si frequenta qualcuno e poi se si avvertono pressioni sui rapporti sessuali.

Secondo gli esperti, inoltre, è bene iniziare a parlare di decisioni di tipo sessuale anche prima dei 12 anni. In un ambiente altamente sessualizzato, com’è la nostra società contemporanea, c’è bisogno di gestirne i rischi. C’è intanto di confortante che l’età media del primo rapporto stia salendo, e si attesta a 17 anni sia per maschi sia per le femmine. La consapevolezza non ha età, ma avere qualche anno in più e i giusti strumenti per comprendere è fondamentale.

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