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Sesso e psicologia: che senso ha il senso di colpa?

Molto spesso la propria vita sessuale non viene vissuta come l’espressione di un proprio desiderio o bisogno fisico ed emotivo ma come una rappresentazione che deve essere condivisa ed accettabile socialmente. Ma è giusto nascondere la nostra vera natura per non essere troppo diversi dagli altri?
Sesso e psicologia: che senso ha il senso di colpa?
fonte: web

E’ dal 1968 che si grida all’ “Amore libero!” e quelle generazioni avevano ragione!

Uno dei segreti per vivere bene è la possibilità di vivere il sesso senza rimpianti e remore. Chiaramente senza esagerare con “atti osceni in luogo pubblico” ma arrivando al non sentirsi in colpa anche dopo aver ceduto alla tentazione della passione senza amore, cioè fine a sé stessa.

Purtroppo però ancora molte donne si donano al partner e subito dopo sono assalite da dubbi, dalla sensazione di essere sporche, di essere considerate “cattive ragazze” e quindi giudicate male dagli altri.

Perchè nel pieno di questo nuovo millennio una tale situazione è ancora così attuale?

Perchè una donna che accetta rapporti liberi è una “prostituta” ed un uomo invece un “macho”?!

Ma domandiamoci soprattutto perchè, a parte queste dicerie dettate probabilmente da invidia e frustrazione, alle ragazze comunque scatta il senso di colpa….

IL RUOLO DELLA SOCIETA’

Spesso si rivolgono alla terapia sessuologica persone che hanno semplicemente la necessità di dare voce da una parte inespressa di loro stessi, persone che sono stufe di nascondersi e vogliono finalmente rivelarsi per quello che sono.

Donne che non hanno mai sentito e considerato lecito il godere appieno della propria sessualità e uomini che, spinti fin da piccoli dagli ormoni e dalla cultura che li vuole sempre pronti e prestanti, nascondono il loro vero bisogno di esprimere in modo diverso, magari più sentimentale, la propria carica erotica.

Ma diciamoci la verità…. spesso rimane per loro più facile comunque desiderare senza sentirsi giudicati e passare all’azione senza sorprendere nessuno, sono invece le donne che in percentuale più alta chiedono l’aiuto dello psicologo per il conflitto che sentono dentro.

Insomma la nostra società vuole che le donne provino un trasporto emotivo quando fanno sesso ed agli uomini invece è concesso il lusso di essere “superficiali”, di puntare alla conquista, alla quantità e non alla qualità…

Per quanto la cultura possa aver fatto passi da gigante in quanto ad emancipazione femminile, ci sarà sempre chi semplificherà il genere femminile dividendolo tra “sante” e “poco di buono”, come anche chi penserà che la forza di un uomo stia nel tenere per sé le proprie emozioni.

Insomma, per una ragione o per l’altra, molte persone si sentono in colpa con loro stesse per ciò che desiderano, per ciò che sono, convinti di dover essere altro in società.

Ed il senso di colpa ha origine prima di tutto da questi pesanti retaggi sociali!

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA

La famiglia ricopre un ruolo importantissimo come diffusione di condizionamenti se pensiamo a tutti i valori, le credenze che rappresenta, all’educazione che insegna ed alla religione.

Anche l’educazione sessuale è condizionata dall’ambiente familiare sia che se ne parli, sia che il sesso sia considerato un taboo: non serve una frase esplicita per capire cosa i nostri genitori pensano sul sesso!

E la vita sessuale è condizionata da uno stile educativo troppo rigido tanto da influire sia sull’aspetto psicologico, impedendo di lasciarsi andare all’intimità ed al trarne piacere, sia sull’aspetto fisico producendo delle vere e proprie patologie.

Apprendere le prime nozioni di sesso con due genitori in imbarazzo e poco sciolti, sviluppa nei figli altrettanti imbarazzo e insicurezza nei confronti dell’argomento. Una visione poco serena della sessualità come eredità dei genitori influenza ed inibisce poi il comportamento dei figli. E’ un qualcosa che va oltre la razionalità: pur sapendo che il sesso non è un qualcosa di sporco, ci si può comunque sentire bloccati! La mente ha sempre un grosso potere sul corpo.

Dal punto di vista fisico, la rigidità familiare può portare a patologie come: inibizione del desiderio, disfunzioni sessuali, vaginismo, avversione sessuale, ansia acuta, attacchi di panico.

Tutti questi taboo portano inoltre una serie di conseguenze altrettanto pericolose: non parlare del sesso significa anche non parlare di contraccezione, non informare sulla fisiologia del corpo umano, non parlare di comportamenti a rischio o dei reati legati alla violenza sessuale.

Inibire e controllare i propri figli non evita in alcun modo la possibilità che comunque facciano esperienza sull’argomento “proibito” e ciò li espone quindi a tutte quelle conseguenze legate ad una scarsa conoscenza ed alla voglia di trasgredire arrivando anche all’eccesso.

L’OMOSESSUALITA’

Un altro esempio sono donne e uomini omosessuali che incontrano pregiudizi a proposito del loro essere in intimità e su di loro fioriscono centinaia di stereotipi sul dove, come, quando e perché facciano sesso o intrattengano relazione sentimentali.

E allora arriviamo al paradosso: donne eterosessuali felicemente promiscue, uomini e donne omosessuali che sognano matrimonio e figli, uomini eterosessuali romantici ed emotivi sono alcune delle categorie che più spesso sviluppano disagio, frustrazione e senso di colpa.

Noi tutti abbiamo ormai una percezione piuttosto chiara di cosa sia politically correct e di cosa non lo sia, sappiamo che la morale più di moda in questo nuovo millennio impone di considerare uomini e donne con lo stesso metro di valutazione, eppure esistono ancora due piani distinti: ciò che sappiamo e ciò che sentiamo…

E allora è anche questo che produce senso di colpa: sentire impulsi e desideri per una persona dello stesso sesso in una società con origini, abitudini, stereotipi di genere ed alta percentuale di eterosessualità.

Il vivere l’omosessualità fa sentire diversi, giudicati e criticati e quindi in colpa.

Una cosa fondamentale sta nel capire che senso possa assumere il senso di colpa che si prova.

Si sta forse venendo meno ad un’aspettativa familiare?

Si sta negando il modello ideale di femminilità o di mascolinità appreso fin dall’infanzia?

Vogliamo ciò che vogliamo veramente o quello che il nostro sesso di appartenenza presuppone?

Capito questo, si combatte il “nodo” e la soluzione richiede un po’ di elaborazione personale per essere messa in pratica ma col tempo diventa non solo facile a dirsi ma anche a farsi:

  • La sessualità è comunicazione, è un mezzo di espressione di se stessi ed un modo attraverso cui ci si mette in relazione con gli altri;
  • nessuno può sapere chi sei, se non tu;
  • nessuno ti giudica più severamente di quanto tu stesso/a possa fare;
  • se qualcuno dovesse giudicarti ancora più severamente di quanto hai fatto tu, vuol dire che si accanisce su di te per non mettersi a giudicare se stesso/a, quindi ignoralo;
  • pensa prima di tutto a capire cosa ti renderebbe davvero felice ora… e mettilo in pratica!
  • Individua poi cosa possa renderti felice a lungo termine… e continua a metterlo in pratica!

Impariamo a prendere le distanze da pregiudizi, stereotipi, insegnamenti e opinioni che non condividiamo e che non dimostrano chi siamo veramente.

Abbandoniamo il concetto cupo, depressivo e peccaminoso legato al sesso ed apriamoci ad un dialogo sincero ed aperto con noi stessi: i nostri desideri non devono essere fonte di ansia ma solo di soddisfazione.

Fermiamoci un istante e ragioniamo, lavoriamo serenamente su di noi, diamoci il permesso di essere felici, capire cosa vogliamo e godere di questo. Siamo noi a fare la differenza!

Il sesso è parte integrante della vita ed entrambi sono dei doni da rispettare e sfruttare.

Ho scritto questo articolo con il Dr. Jacopo Minniti, psicologo e consulente in sessuologia clinica