Lgbt, la sigla dell'amore

Lgbt è una sigla che indica persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. In realtà, sarebbe meglio ricorrere alla più inclusiva Lgbtqia*, che racchiude anche il mondo queer, intersessuale, asessuale e qualunque tipo di amore anche non in termini binari. Si parla quindi di universo Lgbt quando parliamo di sessualità – non come forma di scelta – ma come qualcosa di innato che si rivela immediatamente dopo il periodo di latenza del bambino, a meno che non sia viziato da sovrastrutture sociali. Il simbolo legato a questa sigla è la bandiera arcobaleno.
Benché oggi comunque oggetto di violenze e bullismo, le persone Lgbt non sono più costrette, almeno nei Paesi occidentali a nascondersi, a «essere invisibili». «Siamo eterosessuali per approssimazione» dice Mark Renton, il protagonista di Trainspotting – individuando così nell’eterosessualità quella sovrastruttura della società che per molto tempo ha messo in condizione alcuni di non rivelare neppure a se stessi chi si amasse.
Oggi parlare di Lgbt significa innanzi tutto parlare di diritti umani. In alcuni Paesi del mondo queste persone sono perseguitate e punite con la pena capitale – cosa che avveniva anche in Italia poco più tardi di 70 anni fa – o con terapie ormonali o psicologiche che non hanno alcun valore scientifico. Ma anche in Italia le persone Lgbt sono perseguitate da singoli o gruppi in maniera non sistematica – tanto che le associazioni che si battono per i diritti umani chiedono da anni una legge sull’omofobia.
In questi anni è invece passata la cosiddetta Legge Cirinnà che istituisce le unioni civili – che purtroppo però non danno gli stessi diritti che invece si possono considerare i privilegi delle coppie sposate ed eterosessuali. Tra questi anche il diritto alla genitorialità – anche perché la legge attuale non prevede tutele neppure per figli biologici di un o una componente della coppia e quindi non esiste una legge sulla stepchild adoption, la cui decisione al momento è rimessa nelle mani di un singolo giudice.

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