"È il sesso, bellezza! Ma se sei donna e ne parli, vali un po' meno"

Perché a un attrice e performer burlesque che lavora con il suo corpo e parla di sesso si chiede: "Cosa ne pensa tuo marito?" o "Cosa diranno i tuoi figli in futuro". Cosa manca per dirci libere, tra le altre cose, di scegliere per noi stesse e parlare di qualunque cosa vogliamo? Ne abbiamo parlato con Giulia Di Quilio.

Lavoro con il corpo. E lo mostro. Sono un’attrice e performer burlesque. E la domanda che mi viene fatta più spesso è: “Cosa ne pensa tuo marito del tuo lavoro?”.

È il sesso bellezza!, progetto di Giulia Di Quilio, attrice e performer burlesque con il nome d’arte Vesper Julie sarà disponibile dal 15 settembre 2021 come podcast, sulle piattaforme Spotify, ApplePodcast e GooglePodcast, e come vodcast su YouTube.

Nell’attesa, dopo l’annuncio più di un uomo, con fare paternalistico, si è sentito in dovere di avvertire Di Quilio che uscire con un progetto autobiografico che promette di raccontare “i bisogni, le fantasie, i desideri sessuali di una quarantenne fuori dagli schemi: mamma e performer burlesque, fedele e traditrice sfrontata e insicura allo stesso tempo…” significa andare per “terreni scivolosi”, “giocare con il fuoco”“Poi cosa ti aspetti?”.

A dire quello che sappiamo già: una donna che parla di sesso o che lavora con il proprio corpo, nella millenaria dicotomia che ci vuole o spose o puttane, vale un po’ meno, si ‘svaluta’ da sé e, in ossequio a quel male gaze che più o meno tutte e tutti abbiamo interiorizzato; è normale che venga considerata meno: come donna, come attrice, come professionista, come essere umana.

Di Quilio, per dirla con una formula rodata da quiz televisivo, ringrazia ma va avanti. Infatti eccoci qui a parlare del suo podcast. Anzi, non ringrazia affatto: ché degli uomini che ci spiegano le cose, per dirla con Rebecca Solnit che al mansplaining ha dato il nome, se ne fa anche a meno.

Semmai si risponde come Humphrey Bogart al gangster che cerca di intimidirlo nel duetto finale de L’ultima minaccia di Richard Brooks quando, dopo aver pronunciato l’iconica frase, “È la stampa, bellezza! La stampa!”, aggiunge: “E tu non ci puoi fare niente. Niente”.
Perché questo sesso è ora di liberarlo dallo sguardo maschile, dalle voglie dell’uomo cui dobbiamo concederlo a comando, e a comando negarlo altrove: soprattutto è tempo di liberarlo dal guinzaglio corto dal giudizio che ci si lega al collo sin da bambine e diventa spesso cappio auto-inflitto, giudizio che rivolgiamo a noi stesse, vergogna.

Ci sono voluti anni di psicanalisi per imparare a lasciarmi andare e non giudicarmi.
Dice, Di Quilio che pure da anni fa burlesque e che il mondo ha visto nuda davanti a Toni Servillo ne La grande bellezza, in una delle scene clou della grande festa sulla terrazza. La diresti disinibita e forse ora lo è davvero, “ma quanto mi è costato!”, conferma:

Quanto costa, in generale, alle donne essere libere di vivere il proprio corpo, la propria sessualità, ma anche semplicemente lo scegliere il proprio modo di essere femmine?

Parlare di sesso è anche un pretesto per parlare di altro?
Il sesso è il fil rouge, sì. Il pretesto per una riflessione più ampia sulla donna e, soprattutto, sul sessismo. Perché è poi la costante con cui veniamo giudicate e messe nel girone delle brave o cattive ragazze, di quelle giovani e desiderabili o vecchie e non desiderabili.

Come se la nostra competenza o il nostro pregio coincidessero con la desiderabilità e il grado di sessualizzazione che l’uomo di turno ci concede o ricava da noi?

Già.

Ne parlammo in epoca pre-pandemica, nel contesto surreale del bar Luce, progettato dal regista Wes Anderson nel 2015 in Fondazione Prada a Milano.
Giulia Di Quilio mi parlava, già allora, di un progetto per celebrare la maturità – o presunta tale – dei quarant’anni, presunto spauracchio sociale più che personale delle donne.

Torniamo a parlarne oggi, che entrambe la soglia l’abbiamo appena varcate. Di Quilio è una donna fiammante, di quelle con una fisicità procace e gioiosa: il tipo di donna che scatena in molti uomini pensieri sessuali e, al tempo stesso, un giudizio a priori che contrasta con le loro voglie.
Lei me lo conferma, ne parlava liberamente già due anni fa, figuriamoci ora che si è presa licenza, senza attendere il permesso dei consiglieri maschi (non richiesti!), di dire tutto.

In realtà, quello che dice, è qualcosa che ogni donna conosce bene: il senso di colpa e la voglia di riscattarsi e di godere di questo nostro corpo, di scegliere per noi.

Ho passato la mia vita fino a qui in costante lotta con i sensi di colpa di un’educazione “paesana”, fortemente cattolica, votata alla mortificazione e guidata dal senso del peccato, da quello che sta bene e quello che non si fa perché “chissà cosa direbbe la gente…”.
Sono stati il nuovo femminismo, se così lo possiamo definire, e la psicanalisi a dirmi che il corpo è scelta e gioia.

Il progetto – È il sesso, bellezza! – esce in due tranche: la prima serie di 5 puntate il 15 settembre; la seconda, che ne conta altrettante, a inizio 2022.

Dentro ci ho messo tante cose di cui non avrei mai pensato di poter parlare, un tempo, e di cui ancora tante donne provano vergogna: il sesso e il desiderio durante le mestruazione o la gravidanza, i sex toys, il calo del desiderio nella coppia e il tradimento…

Qualche persona potrebbe chiedere – e infatti già lo ha fatto – perché questa attenzione costante per il sesso?

Se ne parla tanto è vero, ma nella maniera sbagliata. Il sesso viene ammantato da questa idea di trasgressione e invece dovremmo farne una narrazione più autentica e quotidiana.

Sarebbe una liberazione per tutti…
Peccato che la nostra società si basi di fatto su una disparità tra i sessi, legiferata nel matrimonio e, tra le altre, nelle norme che regolano le nostre scelte riproduttive (aborto in primis). In pratica, abbiamo istituzionalizzato il diritto maschile a mettere in continua discussione il nostro valore in quanto donne sulla base di una serie di presunti doveri che, in realtà, sono forme di controllo che agiscono su di noi e ci tolgono libertà e diritti.

Che poi c’è quello alla base degli uomini che ti scrivono – ‘Poi cosa ti aspetti?’ – rispetto a questo progetto o alla tua attività di performer burlesque. O al sotto testo di domande come ‘Cosa dice tuo marito del tuo lavoro?’…

Pazzesco sì. La strada da fare è tantissima: più di quanta noi stesse, per prime, riusciamo a immaginare.
I riscontri più positivi e entusiasti ai miei progetti, presenti e passati, li ho sempre avuti da parte delle donne. Per gli uomini le mie scelte professionali sono sempre state più occasione per consigli non richiesti, insinuazioni…

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La butto lì con l’arroganza di chi è convinta di non sbagliare: anche di avance o proposte in cambio di…?

Hai voglia! Credo che la libertà che mi sono concessa in questo podcast sia anche figlia di questa rabbia: intendo quella che deriva dall’orgoglio, ma anche dalla frustrazione, di aver rifiutato l’uomo di potere che ti avrebbe consegnato i tuoi sogni professionali su un piatto d’argento a patto che… Patto che non intendevo accettare, ma rifiutare, noi donne lo sappiamo bene, in più di un’occasione significa vederci privare della possibilità di un obiettivo/sogno e non per mancato merito.

Detesto parlare delle scelte riproduttive delle donne che intervisto. L’ho fatto, in passato, come tutte e tutti, cerco di non farlo più per non contribuire a quella narrazione che continua a definirci rispetto alla pretesa sociale di una sorta di ‘dovere domestico’; ma nel tuo caso, con il tuo permesso, faccio un’eccezione. Hai sposato un uomo sul cui pensiero in merito ai tuoi progetti, pare, si interroghino in molti, soprattutto uomini che, evidentemente, non approverebbe una tale libertà nelle loro mogli; ma sei anche madre di due gemelli: immagino che anche su questo qualcuno abbia avuto da ridire…

Per quanto riguarda mio marito è dai tempi del burlesque che ricevo domande di questo tipo: come se io appartenessi a lui e lui avesse il potere di tenermi in casa chiusa a chiave, per poi liberarmi a sua discrezione…
Quando poi diventi madre, si sa: nell’immaginario sociale – almeno in un certo immaginario – dovresti diventare un essere asessuato. La domanda in questo caso è: “Cosa pensi che diranno i tuoi figli, un giorno…”.

Come se tu appartenessi a loro.
Del resto, si sa, noi donne, pare, siamo sempre di qualcun altro: di un padre o di una madre, di un fidanzato o di un marito, oppure di un figlio…

Sante o puttane, madonne con bambino o poco di buono. Il nostro corpo, quando è un corpo che desidera, spaventa molto.

Imparare a sciogliere i condizionamenti, o almeno a riconoscerli per iniziare a pensarci libere. Un ringraziamento va alla psicoanalisi e uno al neo femminismo, hai detto; aggiungiamo un grazie anche a te stessa che questo percorso lo hai fatto e di certo ha richiesto coraggio: c’è qualche altra persona o cosa da ringraziare?

Tra le cose, il burlesque, sicuramente: per me – e nella costruzione di un immaginario femminile creato dalle donne, prima per gli uomini ma poi per se stesse – è stato emancipazione.
Poi mia madre, che è stata il grande sprone della mia vita e mi ha sempre detto: vattene, vattene da qua. Anche lei è stata emancipazione. E poi mio marito, che è il pilastro della mia vita: che non ha paura della mia libertà, dei miei desideri e che non mi censura mai. 

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