diredonna network
logo
Galleria: 10 immagini di anatomia femminile per superare la violenza sessuale

10 immagini di anatomia femminile per superare la violenza sessuale

10 immagini di anatomia femminile per superare la violenza sessuale
Foto 1 di 11
x

Atti terribili come lo stupro e la violenza non si possono dimenticare. Nemmeno dopo anni, nemmeno dopo aver cambiato vita, casa, affetti. Esperienze simili rimangono nell’anima di ogni donna che ne è stata vittima. Si nascondono in piccoli angoli cupi del cuore, e ritornano con forza a scalpitare in momenti più o meno banali. Si può tornare a respirare, si deve fare. Ma non si può cancellare ciò che è successo. Per questo le donne vittime di violenza, spesso soffrono di stress post-traumatico, di depressione e di attacchi di panico. Quando il mostro viola il nostro corpo, ha violato il nostro essere, la nostra bellezza, la nostra anima. Ed è dura riappropriarsi della nostra autostima e sicurezza dopo un atto così abominevole.

Jenna Wiehe è un’artista che per contrastare l’orrore ha scelto la bellezza. Raffigura le parti del corpo di una donna in modo deliziosamente creativo, per far arrivare un preciso messaggio: noi siamo bellissime. E nessuno può rubarci quanto di più bello e profondo abbiamo. Nemmeno la violenza.

Lei stessa vittima di abusi, ha usato l’arte e sviluppato il progetto Duvet Days, dedicato a tutte le donne. Si tratta di una serie di illustrazioni sull’anatomia femminile, per sensibilizzare e promuovere l’autostima e l’amore per il proprio corpo.

“Ho lottato con un sacco di costrizioni mentali riguardo alla mia intimità ed è stato un viaggio lungo che mi ha permesso di imparare di più su me stessa. Mi ha permesso di vedere il mio corpo come sacro, dopo le mie esperienze di stupro e abusi domestici.” racconta Jenna sul profilo Instagram di Duvet Days.

“Quando sono rimasta incinta del mio primo figlio, ho avuto l’ispirazione di creare delle illustrazioni. Ho parlato con così tante vittime di stupro, violenze e abusi e tutti loro avevano un tratto comune: tutti lottavano contro il senso di vergogna legato alla propria intimità. Io ho voluto creare delle illustrazioni che mostrassero la bellezza dei loro corpi, che faticavano a mostrare la loro luminosità dopo il dolore.”

"Quella volta che... capita a tutte": perché le donne non denunciano la violenza

"Quella volta che... capita a tutte": perché le donne non denunciano la violenza

L’esperienza di Jenna, personale e anche riportata da altre donne, spiega molto chiaramente cosa accade dentro di noi dopo esperienze di una portata così traumatica.

In un famoso e pionieristico saggio di Burgess e Holmstrom, Raper Trauma Syndrome, i due studiosi raccolgono molti dati e informazioni parlando con le donne vittime di violenza. I comportamenti che hanno rilevato erano di natura molto simile: nei mesi dopo l’accaduto, le donne provavano reazioni di paura, vergogna, senso di colpa, isolamento. Tutte queste sofferenze psicologiche si ripercuotevano anche sulla salute, con tensioni muscolo-scheletriche, irritabilità gastro-intestinali e disturbi genito-urinari.

Con il passare del tempo, le stesse donne provavano sensazioni diverse, meno immediate ma altrettanto difficili da superare. Sentimenti di vulnerabilità, senso di colpa e vergogna sono molto comuni. E a chi non ha provato tutto questo dolore, sembrano quasi incomprensibili: ci verrebbe da pensare che è soltanto il mostro a doversi vergognare, a provare sensi di colpa. Invece, le emozioni che si riversano su di noi dopo un atto di violenza, non sono controllabili e spesso fanno entrare in un vortice di disperazione.

Superare tutto ciò è possibile. Liberarsi dal peso della vergogna e della paura è il primo passo. Dalle parole di Jenna: “dobbiamo celebrare l’essere donne perché è un dono speciale che contiene non solo la vita umana, ma la connessione tra il nostro corpo, le emozioni e l’ambiente che lo circonda. Avevo un peso così grande che portavo dentro di me e lo sentivo attaccato al mio corpo, un dolore insostenibile cresciuto dopo lo stupro e la violenza, che si ripercuoteva sul mio sistema riproduttivo. Quando sono guarita emotivamente, il mio ciclo di ovulazione si è sincronizzato per la prima volta nella mia vita, come una rinascita”.