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Galleria: Le più belle lettere d’amore delle donne per le sopravvissute allo stupro

Le più belle lettere d’amore delle donne per le sopravvissute allo stupro

Le più belle lettere d'amore delle donne per le sopravvissute allo stupro
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Spesso lo stupro viene vissuto dalle donne che lo hanno subito come un’onta, una fonte di vergogna. Minate nell’autostima, in parte, da quella cultura colpevolista che forzatamente punta a trovare un “vizio” anche nella vittima, esposte alla mercé di chi proprio non può concepire la violenza esclusivamente per ciò che è, ovvero un vile sopruso fisico e psichico, e riesce a trovare persino giustificazioni all’aggressore anziché condanna unanime, finisce che a convivere con l’imbarazzo e nel disagio psicologico dell’abuso vissuto sia proprio la vittima, molto meno spesso chi lo compie.

Ma non tutte, per fortuna, sono disposte a restare inermi mentre l’intollerabile pregiudizio che si nasconde dietro a frasi, entrate fin troppo nel lessico collettivo, come “Ma indossava la minigonna” o “È andata via con quello, poteva pure aspettarselo di essere violentata”, tenta di affossarle spingendole dal ruolo di vittima a quello di corresponsabili del proprio stesso, atroce destino; c’è anche chi ha scelto di alzare la testa, di scrollarsi di dosso l’immotivata vergogna ma anche la paura di continuare a essere una vittima, e finalmente si è concentrata sulla propria felicità. Dedicandosi non solo la possibilità di ricominciare, ma anche una lettera d’amore.

Quei commenti delle donne che odiano le donne più dello stupro

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Nel 2015 la regista e attivista Tani Ikeda ha deciso di scrivere una lettera d’amore di San Valentino: non per festeggiare il giorno degli innamorati, ma l’anniversario di uno dei tanti assalti sessuali subiti quando era giovane.

Dopo essere sopravvissuta al mio stupro, ho trascorso altri 10 anni sopravvivendo alla depressione cronica e alla perpetua sensazione che io dovevo continuare a lottare per la mia vita, questa è la mia lettera d’amore per i sopravvissuti, non rinunciare alla propria felicità.

Questo uno stralcio della sua lettera, pubblicata su Cosmopolitan.

Per coinvolgere altre “survivors” a scrivere le proprie lettere, Ikeda ha iniziato una vera e propria raccolta su Tumblr, unitamente al progetto Survivor Love Letter, in cui le sopravvissute ad atti di violenza sessuale condividono,sul Web, i loro messaggi di autostima con l’hashtag #SurvivorLoveLetter.

Quando ha dato il via al suo progetto Ikeda ha coinvolto molte altre attiviste, tra cui Suey Park, Lisa Factora-Borchers, Patrisse Cullors, ma anche amiche che stavano guarendo dopo aver subito degli abusi sessuali. Il movimento è cresciuto nei due anni successivi, l’hashtag è diventato un trend topic su Twitter, e anche su Instagram le foto postate sono davvero numerose.

La nostra attuale amministrazione minimizza la violenza contro le donne, le persone di colore, i musulmani, i clandestini e gli omosessuali – ha spiegato ancora Ikeda – Quando si vive in un clima di cultura della violenza, una delle cose più radicali che possiamo fare è amare noi stessi“. La sua speranza è che #SurvivorLoveLetter continui a ricordare alle sopravvissute (ma anche ai sopravvissuti) di lottare per se stesse e tra loro, e di motivare gli altri a sostenerli.

La vostra storia ha potere, raccontarla manterrà vivo il mondo che vogliamo creare.