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Perché non è una questione di pene e Vladimir Luxuria è senza dubbio donna

"Hai il pene, quindi sei un uomo". L'attacco di Daniela Santanchè a Vladimir Luxuria nella trasmissione di Giletti non tiene conto di una cosa: che non è la vagina a decidere se si è più o meno donna. E che si, "femmine si nasce, ma signore si diventa".

Sappiamo bene come la questione dei generi, e soprattutto della transessualità, generino spesso e volentieri spaccature e dibattiti che sono lo specchio di altrettanti atteggiamenti e percezioni rispetto all’argomento; per molti, infatti, i transessuali rappresentano ancora un’entità piuttosto indefinita, su cui piuttosto di frequente esistono confusione e, in generale, idee errate.

Chi ha avuto modo di approfondire un minimo la tematica, invece, sa che molto spesso le persone transessuali compiono un durissimo percorso di accettazione in primis con se stesse, per riuscire a comprendere pienamente e a fare i conti col fatto di essere nate in un corpo che non riflette la loro identità, non solo sessuale, e che solo dopo essere riuscite a fare pace con i propri conflitti interiori sono pronte a fare il grande passo, dichiarandosi in una società che, tuttavia, ancora fatica a concedere loro la medesima comprensione.

L’attitudine ancora molto diffusa, infatti, è di considerarli come dei “travestiti”, degli uomini che si fingono donna o viceversa, che non considera affatto quante e quali possano essere le difficoltà, non soltanto a livello di sofferenza fisica, ma prima ancora di carattere psicologico, morale, che ciascuna di queste persone può affrontare durante il percorso del cambio sesso.

Daniela Santanchè si è fatta portavoce di questo sentire ancora fin troppo comune in un intervento a Non è l’arena, la trasmissione di Massimo Giletti in onda su La7, in cui ha commentato la puntata del format Rai Alla lavagna, con protagonista Vladimir Luxuria, che di pregiudizi in questo senso ne sa qualcosa. La senatrice di Fratelli d’Italia, del resto, già nel 2009, durante la trasmissione Il fatto del giorno di Monica Setta aveva fatto ampiamente capire come la pensasse rispetto alla questione transessualità, affermando:

Io sono stufa di questi dibattiti sui transessuali e che si dica che sono persone normali. Vogliamo dire che sono tutte ai margini della vita, che hanno il problema della droga, dello spaccio? Io devo abituarmi a sentire che è normale andare con un trans? Sono persone malate!

Ovvio, quindi, che non ci si potessero aspettare parole dolci rispetto alla partecipazione di Luxuria al programma (che peraltro ha subito due rinvii per finire poi in seconda serata, spostato dalla fascia preserale delle 20:20, segno che anche alla Rai evidentemente erano piuttosto imbarazzati rispetto al da farsi con quella puntata), ma da qui a esprimersi come la Santanchè ha fatto durante l’ospitata da Giletti ce ne passa eccome.

In natura non puoi andare con leggerezza a dire che ci sono generi diversi – ha affermato, aggiungendo – per me lei in natura ha il pene, quindi è un uomo.

Secca la risposta di Luxuria:

Non parlare di natura, hai fatto più operazioni tu di me – ha replicato l’ex deputata e opinionista televisiva, che ha poi chiosato dicendo – Femmine si nasce, signore si diventa.

E il fatto, alla fine, sta proprio tutto qui, in quest’ultima frase. Perché in realtà, che alla Santanchè e a tutti i transofobi più o meno estremisti piaccia o no, non è affatto una questione di pene o di vagina: l’apparato genitale di una persona ne definisce semplicemente l’aspetto biologico, non l’identità, e chi pensa che per definire una persona sotto tutti i punti di vista sia sufficiente guardare cosa nasconde sotto i pantaloni o la gonna, non solo dimostra una superficialità tanto grande quanto, temiamo, difficilmente mutabile, ma anche una percezione schematica e rigida del mondo che non corrisponde affatto a una realtà che è invece molto più complessa e ricca di sfumature.

Di questo mondo, decisamente più variegato rispetto all’ideale che ne dà chi vorrebbe ridurre tutto al bianco o al nero, fanno parte anche i transessuali, che non sono tali per capriccio, per esibizionismo o per uno smisurato ego, ma perché colgono un’opportunità per diventare, anche fisicamente, ciò che, intimamente, hanno sempre saputo di essere. E che non ha proprio nulla a che fare con l’essere dotato di un pene o una vagina. Con buona pace di chi si ostina a prendere l’anatomia come metro unico e universale per etichettare le persone.

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