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Boris Pahor, 104 anni: "Non ho rinunciato ad accarezzare un corpo femminile"

Ha quasi 104 anni e ha vissuto tutti gli eventi più importanti del XX secolo. Oggi, lo scrittore Boris Pahor continua a lavorare e, al Corriere, ammette il suo amore per le donne e di aver avuto una vita sessuale decisamente attiva fino a pochissimo tempo fa...

Se pensate che le persone anziane smettano di avere una vita sessuale attiva e appagante, beh, evidentemente non conoscete Boris Pahor.

Lo scrittore sloveno, con cittadinanza italiana, nato nella Trieste non ancora unita al resto del paese nel 1913, alla veneranda età di 104 anni – ancora da compiere, per onore di cronaca – dimostra non solo che il costante studio e la vita dedicata alla scrittura gli hanno permesso di conservare una mente estremamente lucida e vivace, ma anche che l’amore per le donne e la passione non si esauriscono con la vecchiaia, tutt’altro…

Pahor ha passato praticamente un secolo di vicissitudini storiche, di tragedie e di avvicendamenti politici, di cambiamenti culturali e di mode: è nato sotto il dominio dell’Impero asburgico, ha assistito alla prima guerra mondiale e all’avanzata del fascismo nel Venezia Giulia, fino a giungere lui stesso nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof, lo stesso che gli ispirò il suo lavoro più famoso, Necropoli, pubblicato in sloveno nel 1967 e tradotto e pubblicato in italiano solo nel 2008. Ha vissuto l’ostracismo del comunismo di Tito ed è stato candidato più volte al premio Nobel. Un uomo che ha tante storie diverse dentro di sé, insomma, che non solo potrebbe scrivere, ma soprattutto raccontare di fatti, vicende, episodi, tanti quanto difficilmente un singolo uomo potrebbe dire di fare.

Per lui, che ha un concetto piuttosto impercettibile della vecchiaia, gli anni che passano non sono che un pensiero su cui soffermarsi per pochi istanti appena, prima di passare oltre. È Pahor stesso a dirlo, in un’intervista rilasciata al Corriere dove emerge tutta l’intelligente vitalità e la vivacità espressiva dello scrittore. “L’espressione ‘sono diventato vecchio’ per me non esiste“, afferma con convinzione. E non per presunzione, ma forte di una vera consapevolezza, quella di essere un uomo ancora ricco di interessi, di passioni, di curiosità. “Costretto” al ricorso alle medicine solo da un’ernia iatale diagnosticata ai tempi del sanatorio di Parigi, dove finì, tubercolotico, dopo il campo di concentramento, racconta, lui che dice “Tendenzialmente, mi curo da solo. Il mio ricostituente? Latte e zucchero. Se non c’è fresco, va bene condensato. Questo alimento mi ha aiutato quando non avevo di che nutrirmi“.

Sta lavorando a un libro, spiega, sul ruolo svolto dai cristiano-sociali durante la seconda guerra mondiale e sulla loro partecipazione alla lotta di liberazione; è instancabile, anche se ammette che da un po’ di tempo a questa parte ha preso l’abitudine di concedersi un riposino di due ore dopo pranzo e ha deciso di affidarsi a una badante, scelta conseguente a una caduta in casa.

Piccoli acciacchi dovuti all’età, certo; ma niente di sufficientemente grave da fermare la mente e lo spirito di un uomo che ammette di aver avuto da sempre il debole per le donne. A partire da Arlette, l’infermiera conosciuta proprio all’ospedale parigino, con cui Boris Pahor visse un “grande sentimento; importante, contrastato. Impossibile“, descritto nel romanzo Una primavera difficile, fino alla più importante di tutte, Rada, ovvero  la scrittrice slovena Radoslava Premrl, morta nel giugno 2009.

L’amore per le donne ha occupato molto spazio nella mia vita – ammette Pahor – ho scritto molte lettere d’amore. Confesso che sono per l’amore libero e che non sono stato un campione di fedeltà, pur volendo molto bene a mia moglie […] Se fosse stato per me non mi sarei sposato. Detesto i vincoli, la libertà è tutto. D’altronde, Rada proveniva da una famiglia molto religiosa, uno zio paterno, Stanko Premrl, musicista, era un monsignore, e, alla fine, accettai il matrimonio. Civile, però.

Una vita insieme, poi la vedovanza. Ma non per questo, né per l’età avanzata, Boris ha rinunciato a vivere la sua vita amorosa.  “[…] i sentimenti non hanno età. Fisicamente è un po’ diverso, ovvio. Oggi ci si può aiutare con farmaci mirati. Io sono favorevole, con prudenza. C’è il rischio di effetti collaterali… Meglio consultare il medico“.

L’ultimo rapporto sessuale, ammette, l’ha avuto a 85 anni, ma assicura che gli anziani non intendono dire basta a carezze e cenni di complicità solo per via dell’età.

Nelle case di riposo si parla d’amore, le carezze restano anche da vecchi. Non ho certo rinunciato ad accarezzare un corpo femminile. L’ultima volta? È successo un anno fa… Una bella signora – poi precisa – Lei era d’accordo.

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