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Le confessioni di una lesbica

Sentirsi maggiormente a proprio agio, soffrire d'ansia, porsi domande assurde. Sono cose che Katie Healey ha smesso di fare quando ha scoperto di essere lesbica.

Non sempre chi è lesbica lo sa da sempre. A volte è solo una questione di abitudine, di accodarsi inconsapevolmente alla maggioranza. Salvo poi scoprire – ben dopo l’adolescenza, che di solito, nell’immaginario collettivo, viene dipinta come un periodo di sperimentazione e comprensione della propria sessualità – che le cose non stanno esattamente come una le aveva pensate. Questa è la storia di Katie Heaney, che ha scritto un libro che si intitola Would You Rather? e che uscirà nei prossimi giorni – ma in Italia dovremo attendere per la traduzione e i diritti di distribuzione.

Cosmopolitan ha pubblicato alcuni stralci del volume – dei quali diamo una traduzione non professionale – e questi stralci raccontano di come Katie abbia compreso come preferisse le ragazze ai ragazzi e come l’abbia raccontato poi alla propria migliore amica, ai fratelli e ai genitori. Quello del coming out è sicuramente il passaggio che suscita più interesse attualmente, ma in realtà è la scoperta di noi stessi – di quello che ci piace, in senso lato – ad affascinare quando parliamo di sessualità.

Katie racconta come tutto sia iniziato a 21 anni come un’idea nella sua testa, ma non più di un’idea. Poi, a 28 anni, mentre era in metropolitana, si è resa conto che non sarebbe mai andata a letto con nessuno degli uomini presenti. Ok, a molti non sembrerà un esempio sufficiente a spiegare come una persona si possa scoprire lesbica, ma non è così: Katie assicura che c’erano alcuni degli uomini molto belli o affascinanti sul suo vagone quel giorno. Tutto quello che stava cambiando era la consapevolezza di come andare a letto con un uomo la facesse sentire.

Per la prima volta nella mia vita – scrive – ho scelto di accettare che non avevo molti ragazzi perché non ero davvero interessata ai ragazzi. E andava bene. Non mi devono piacere gli uomini. Non so perché quel giorno, o perché quegli uomini, ma fu in quella corsa da 15 minuti in metropolitana che ho realizzato, una volta per tutti, che non ero eterosessuale. Non sapevo cos’ero, ma alla fine sapevo cosa non ero.

Poi Katie ne ha anche parlato con il suo terapista, che le ha posto delle domande con le quali la giovane ha capito che provava attrazione per le ragazze. Con il terapista, la scrittrice poteva parlare di tutte quelle ansie che la affliggevano prima di andare a letto con un uomo, mentre con una donna poi non avrebbe provato nulla del genere. Dopo di che, Katie ha dato il via alle danze con il coming out e gli appuntamenti veri e propri.

La prima persona che ha voluto informare è stata la sua migliore amica Chiara, ma la situazione è stata piuttosto insolita, perché Katie non voleva rubarle la scena: la sua amica si era appena fidanzata. Katie era un po’ spaventata perché Chiara è stata sempre molto critica nei suoi confronti sulle questioni sentimentali. Tuttavia, in quest’occasione l’ha stupita e il resto del coming out è stato tutto in discesa – soprattutto con i due fratelli minori che si sono detti poco sorpresi che la sorella fosse lesbica.

E poi è giunto il momento delle prime volte. Del primo appuntamento, del sesso negli incontri successivi. Che è accaduto con Lydia, conosciuta su Tinder, a una festa. Le due donne si sono chiuse in una stanza, ma a un certo punto la porta si è aperta e forse qualcuno le avrà viste, ma si è tutto concluso con una bella esperienza e una grande risata.

E mentre quello che accadeva era imbarazzante, e imperfetto, e così differente dal modo in cui mi sarei immaginato la mia prima volta nella mia testa, mi sentivo così a mio agio, naturale, e bene. Stavo bene abbastanza per sapere che era giusto. E sapevo, avrei potuto dirlo di già, che sarebbe solo andato meglio.

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