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Valentina: l'erotismo di una donna che non ha paura di invecchiare

Disinibita, sessualmente aperta e libera, Valentina può essere considerata la femminista ante litteram del fumetto italiano. E l'unica che suo "padre", Guido Crepax, decise di far invecchiare.

Valentina: l’erotismo di una donna che non ha paura di invecchiare

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Al di sopra di ogni dubbio, due sono i maestri del fumetto erotico all’italiana: Milo Manara e Guido Crepax.

Di quest’ultimo però, in più rispetto al collega, si può dire che abbia avuto il merito non solo di essere il primo a lanciare nel mondo delle “strisce” l’immagine di una donna, poi diventata iconica, disinibita e sessualmente aperta, superando molti tabù legati appunto all’erotismo e alla sensualità più spinta (Manara iniziò infatti solo alla fine degli anni Sessanta), ma anche di aver creato un personaggio che il pubblico poteva percepire quasi come “reale”, davvero esistente.

Valentina Rosselli, la sua fotografa dall’iconico caschetto nero ispirato all’attrice del muto Louise Brooks, graficamente venuta alla luce nel 1965, è infatti l’unico personaggio, nella storia del fumetto italiano, ad avere una carta d’identità con una data di nascita ben precisa, e a essere invecchiata, nel corso degli anni, fino al “pensionamento definitivo”.

Fu, questa, una precisa volontà di Crepax, che spiegò la scelta di dotare di una natura anagrafica la sua eroina alla luce di un particolare che, adolescente, durante la lettura dei fumetti lo disturbava.

Da ragazzo mi dava fastidio che i personaggi dei fumetti non invecchiassero mai, allora ho fatto una donna che invecchia.

Disse il disegnatore milanese, come riporta L’Espresso. E la sua, fu in effetti, una vera e propria rivoluzione, perché di fronte a tanti personaggi “statici” e immutabili, perennemente giovani e belli, la sua Valentina cambiava di pari passo con il suo “padre putativo”, quello che l’aveva messa su carta, e quindi al mondo; nel trentennio di avventure di cui la rese protagonista, Valentina interpretò e si fece specchio dei mutamenti di costume di una società, quella italiana, ancora nettamente divisa tra perbenismo e volontà di trasgressione, tra puritanesimo e bisogno di vivere tutto, sessualità compresa, alla luce del sole.

Non solo: Valentina si è fatta più volte anche espressione di una coscienza e di un’identità politica ben definite e precise, definendosi, all’occasione, dichiaratamente antifascista.

La grande innovazione di Guido Crepax, però, non risiedeva solamente nella capacità di aver dato vita a un personaggio a tutti gli effetti reale, ma ovviamente nella personalità stessa della sua creatura, capace di incarnare un ideale di donna emancipata, libera, sessualmente aperta. Valentina può, a pieno titolo, esser considerata una femminista ante litteram, anticipatrice di quelle che saranno le battaglie femminili per il diritto all’autonomia decisionale – comprese quelle su aborto e divorzio – ma soprattutto di una nuova mentalità, improntata a vivere liberamente anche la propria sessualità, senza falsi pudori o reticenze legate al superato immaginario della donna angelica ancora dal sapore di Dolce Stil Novo.

Valentina non teme il sesso, e soprattutto non è condizionata da vincoli sociali, pregiudizi o stereotipi culturali che instillino in lei il senso di colpa rispetto al suo essere donna e amante del sesso, neppure quando, in un episodio, Relazioni pericolose – opera composta tra il 1973 ed il 1983 – Crepax le fa vivere tre storie da lei intrecciate nonostante la presenza del suo compagno storico, Philip Rembrandt (il cui cognome è naturalmente un omaggio al pittore fiammingo).

Non è un inno all’infedeltà, sia chiaro, semmai una rivendicazione femminile al poter vivere il sesso esattamente come lo vivrebbe un uomo (o almeno certi uomini), scindendo consapevolmente l'”amare” dal “bene velle” catulliano, la volontà di preservare e proteggere una relazione duratura e stabile contrapposta alla passione smodata per il sesso fine a se stesso; nessuna novità nel panorama del’iconografia maschile, uno stravolgente rovesciamento nel mondo delle figure femminili, fino a quel momento irrimediabilmente legate all’idea del principe azzurro che arriva a salvarle (ovvero a sposarle).

Valentina Rosselli per la prima volta ha il coraggio di mettere sullo stesso piano, anche sessualmente, uomini e donne, slegandosi dai cliché che vorrebbe i primi come tesi alla ricerca del piacere, anche fisico, e le seconde dedite solo a quella dei sentimenti e incapaci di fare sesso solo per puro gusto; gli accessori fetish di cui spesso è corredata sono, di conseguenza, l’allegoria di una vera e propria “domina” che non si fa sottomettere da nessuno, neppure dai propri sentimenti, ma comanda con decisione e volontà.

Non solo; Valentina è anche capace di interpretare nel modo più crudo e vero ogni fase della vita di una donna, dall’adolescenza, caratterizzata dall’anoressia per il continuo confronto con lo specchio e con gli altri, fino ai dubbi della maternità dopo la nascita del piccolo Mattia. Già, perché un’altra cosa che rende Valentina tanto reale è il fatto che Crepax, a un certo punto, la immagini pure mamma.

Non solo donna emancipata che cresce e, perché no, invecchia, Valentina è quindi anche la voce di ogni donna che si ritrovi madre e vagamente impreparata a questo nuovo ruolo.

E dire che, all’epoca, la sua figura non piacque proprio alle femministe, che nel suo corpo nudo esplicitamente esposto e nel suo amore per il sesso vedevano infatti solo l’ennesimo prodotto pensato ad uso e consumo del pubblico maschile; ma si sa, del resto, all’inizio non sempre le rivoluzioni sono comprese.