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Leonardo da Vinci era davvero un pedofilo sodomita?

Sulla sessualità di Leonardo da Vinci e sul processo per pedofilia si sono dette troppe cose e spesso a sproposito, ma la verità è solo una: della sua vita privata non sappiamo quasi nulla

Nonostante i fiumi di congetture e illazioni avanzate incautamente sulla figura di Leonardo da Vinci, genio del Rinascimento, possiamo ragionevolmente dichiarare di non sapere nulla di certo sulla sua sessualità. Nonostante abbia lasciato centinaia di pagine autografe, ben poche di queste erano di natura personale. Sebbene alcuni biografi del Novecento abbiano fatto esplicito riferimento alla forte probabilità che Leonardo da Vinci fosse omosessuale, altri sostengono che abbia passato tutta la sua vita seguendo uno stretto celibato.

Non avendo manifestato espressamente alcun interesse romantico o sentimentale, se ne deduce quindi che qualsiasi rappresentazione sia da considerarsi di pura fantasia. Così come non è possibile basarsi su interpretazioni in chiave fallica di alcuni suoi disegni o dipinti, come la Gioconda (1503 – 1506) o il San Giovanni Battista (1513). A tal proposito non si può nemmeno affermare con certezza che abbia mai avuto una relazione intima o un rapporto sessuale completo con qualche persona, maschio o femmina che fosse. Tutto il resto è pura chiacchiera da bar, anzi, da social media.

Il solo documento storico che ha permesso agli storici di fare qualche ipotesi sulla vita sessuale di Leonardo da Vinci è un’accusa di sodomia attiva intentatagli nel 1476, quando aveva 24 anni e lavorava presso la bottega di Andrea del Verrocchio. La denuncia venne sporta anonimamente il 9 aprile, attraverso una lettera inserita nel tamburo, una sorta di cassetta per le lettere attaccata al muro di Palazzo della Signoria di Firenze, come ricordato anche dal New Yorker.

La missiva accusava di prostituzione un orafo di 17 anni, Jacopo Saltarelli, che si sarebbe concesso a quattro uomini: a un sarto di nome Baccino, a un tale di nome Bartolomeo di Pasquino, al nobile Leonardo Tornabuoni e infine proprio a Leonardo da Vinci. Nonostante l’accusa di sodomia fosse a quel tempo considerata un grave reato, punibile con la morte, raramente poteva essere dimostrata. Ciò detto, la Firenze rinascimentale era più tollerante di quanto si possa pensare e la denuncia venne presto archiviata, anche perché non provvista di firma e non dimostrabile.

Nell’impossibilità  di citare fatti e documenti concreti per parlare della sessualità di Leonardo, nel corso dei secoli ci si è affidati alle interpretazioni di studiosi più o meno famosi. Ad esempio, è impossibile non citare il celebre saggio del 1910 di Sigmund Freud, intitolato Leonardo da Vinci. Un ricordo della sua infanzia, in cui il fondatore della psicoanalisi sosteneva che l’omosessualità di Leonardo fosse latente e che egli non avesse mai realizzato i suoi più reconditi desideri. Secondo la storica Elizabeth Abbott, autrice del  libro Storia della castità, Leonardo era probabilmente omosessuale, ma il trauma causatogli dalla denuncia per sodomia lo convertì al celibato per il resto della sua vita.

Per concludere, non ci è dato sapere cosa facesse realmente Leonardo da Vinci nel suo privato e se quella denuncia fosse fondata. Per qualcuno si trattò addirittura di un bieco tentativo di arrestare la sua carriera artistica. Ci resta solo uno dei rarissimi riferimenti nei riguardi della sessualità umana, contenuta nei suoi taccuini di anatomia. Un’affermazione suggestiva e misteriosa, come tanti altri aspetti della vita del grande genio italiano, che sembra ricondurre all’ipotesi di un celibato:

“L’atto del coito e le membra a quello adoprate son di tanta bruttura che, se non fusse la bellezza de’ volti e li ornamenti delli opranti e la sfrenata disposizione, la natura perderebbe la spezie umana”.