Complice il successo della letteratura erotica alla 50 sfumature, negli ultimi anni il termine sadismo è tornato in auge. Spesso confuso, banalizzato o impropriamente abbinato al masochismo, si tratta in realtà di un disturbo sessuale connesso a fantasie, impulsi e comportamenti violenti. Una parafilia che è stata originata dalla vita e dalle esperienze del Marchese de Sade, celebre libertino francese del Settecento.

La parola sadismo venne coniata nel 1869, dallo psichiatra Richard von Krafft-Ebing, che lo derivò proprio dal nome del marchese Donatien-Alphonse-François de Sade, conosciuto comunemente come Marchese de Sade o come D.A.F. de Sade. Secondo von Krafft-Ebing il sadico trae godimento erotico dalla sofferenza che infligge e si compiace della crudeltà. Il piacere, quindi, vissuto come umiliazione, come descritto più avanti anche da Sigmund Freud, in Tre saggi sulla teoria sessuale:

Tre saggi sulla teoria sessuale. Al di là del principio del piacere. Ediz. integrale

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Nel linguaggio comune il significato di sadismo oscilla tra i casi in cui si presenta caratterizzato puramente da un atteggiamento attivo o violento nei confronti dell’oggetto sessuale e quelli nei quali il soddisfacimento è condizionato del tutto dal suo maltrattamento e dalla sua umiliazione. In senso stretto, solo questi ultimi casi estremi possono essere definiti come perversione

La storia dell’umanità ha mostrato come spesso ci sia un fattore aggressivo nella libido e, di conseguenza, come la crudeltà e l’istinto sessuale siano intimamente collegate. E nessuno, meglio del Marchese de Sade, è riuscito a rappresentare fedelmente questo istinto.

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Nato a Parigi il 2 giugno del 1740, il Marchese de Sade apparteneva a una delle più antiche famiglie nobili di Francia, imparentata addirittura con i Borboni. Iscritto a una rinomata scuola militare all’età di 14 anni, l’anno dopo partecipò alla guerra contro la Prussia, distinguendosi per il suo coraggio. Un’esistenza che, già sulla carta, avrebbe potuto garantirgli una vita di agi e di nullafacenza. Le cose, però, non andarono così. Le vicissitudini personali, insieme alle sue idee rivoluzionarie e alla sua sessualità sfrenata lo fecero presto diventare un prigioniero della monarchia, poi della repubblica e infine dell’impero. La sua prima prigione fu tuttavia il matrimonio.

Preoccupato per la sua vita dissoluta e incline al vizio, suo padre lo aveva infatti costretto nel 1773 a un matrimonio di convenienza con Renée-Pélagie de Montreuil, figlia di un facoltoso magistrato. Dopo soli cinque mesi di burrascosa vita coniugale, Sade venne arrestato nella sua garçonniere di rue Mouffetard su ordine del re e condotto nella prigione di Vincennes per le accuse di una prostituta.

La donna lo aveva accusato di dissolutezze sfrenate, provate dal ritrovamento di un manoscritto redatto dal Marchese. Dopo 15 giorni di prigionia, la famiglia della moglie riuscì a farlo uscire, con la promessa di restare nel castello in Normandia dove i due giovani avevano iniziato la loro vita a due. Ma non durò a lungo: si era trattato solo del primo di una lunga serie di arresti.

Nel 1768 venne incarcerato per sei mesi per aver rapito e torturato una donna, ma dopo essere stato liberato del re tornò a dedicarsi alle feste e soprattutto alla sorella più giovane della moglie, Anne, con cui già da tempo intratteneva una relazione. Nel 1772 lo accusarono di avvelenamento per aver somministrato della droga ad alcune prostitute, durante un’orgia. Scappò in Italia, ma venne condannato a morte in contumacia, poi arrestato dalle milizie del re di Sardegna e rinchiuso nel carcere di Milano, da cui evase dopo cinque mesi.

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Passò altri cinque anni di viaggi e dissolutezza, fino all’arresto del 1777 a Parigi. Fu proprio nella prigione di Vincennes che iniziò a scrivere le sue opere più famose. Trasferito alla Bastiglia, lavorò ai suoi due romanzi più famosi: Le 120 giornate di Sodoma e Justine ovvero le disgrazie della virtù. Fu proprio in quest’ultimo romanzo e nella storia della sua protagonista, sottoposta a ogni tipo di crudeltà, tortura e violenza sessuale, che si manifestò il pensiero sadico per eccellenza.

Le centoventi giornate di Sodoma

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Justine ovvero le disgrazie della virtù. Ediz. integrale

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Nel luglio 1789, dieci giorni prima della presa della Bastiglia, il Marchese de Sade venne trasferito in un manicomio. Tornato in libertà nel 1790, tornò a vivere con la moglie e i tre figli, ma venne ben presto lasciato solo da tutta la sua famiglia. La moglie, in particolare, non sopportava più le sue violenze. Fu in quel momento che nella sua vita apparve Marie Constance Quesnet, una giovane attrice che gli rimase accanto fino alla fine.

Nel 1793 venne arrestato di nuovo per la sua militanza in un gruppo rivoluzionario e venne condannato nuovamente a morte. Riuscì però a evitare la ghigliottina grazie a un errore burocratico e venne liberato l’anno seguente. Nel frattempo venne pubblicato anonimamente il suo romanzo Justine, considerato osceno dalla stampa. Senza alcun processo, nel 1801 il Marchese de Sade venne internato nel manicomio di Charenton. Trascorse in una cella gli ultimi 13 anni della sua vita. Morì il 2 dicembre 1814, all’età di 74 anni.

Articolo originale pubblicato il Maggio 31, 2018

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