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Revenge porn: cos'è, come prevenirlo e come tutelarsi

State con qualcuno, vi lasciate. Lui mette online i video e le foto di quando stavate insieme, intimamente: ecco come funziona il revenge porn.
Revenge porn
Fonte: Pixabay

Negli ultimi anni sentiamo sempre più parlare di revenge porn. Si tratta di una delle piaghe del Web, insieme con il cyberbullismo. È il mezzuccio con cui alcuni uomini cercano di prendersi una rivalsa sulle donne che li hanno lasciati o con cui sono stati molti anni prima. Girate un video hard a vostro uso e consumo – oltre che del vostro partner – e vi ritrovate improvvisamente su YouPorn. È una cosa che è già accaduta e le vittime non l’hanno certo presa bene. In qualche caso si parla di tentato suicidio. C’è anche chi ce l’ha fatta purtroppo. Non dobbiamo sottovalutare quindi il problema, ma imparare a conoscerlo e a riconoscerlo.

Revenge porn, cos’è?

Revenge porn
Fonte: Pixabay

Revenge porn significa letteralmente «porno per vendetta» e consiste appunto nel pubblicare online immagini o video hard per vendicarsi della persona con cui si è stati, per lo più una donna. A volte c’è chi ricatta per non far uscire certi video, ma lì il profilo del colpevole è assimilabile a quello di un criminale comune, cioè a uno che agisce mosso dalla cupidigia del denaro. Una volta immesso in Rete, questo materiale fa dei viaggi inimmaginabili: è praticamente impossibile tornare indietro. E oltre al danno evidente, ci sono anche dei problemi collaterali, come eventuali violenze che scaturiscono da esaltati oppure lo stalking e simili.

I casi famosi

Il caso italiano più famoso è quello di Tiziana Cantone, una ragazza partenopea che ha inviato dei video hard e si è ritrovata di colpo nelle tendenze del Web. La vergogna che il mondo le ha gettato addosso è uno degli orrori peggiori della società contemporanea. Tiziana, una ragazza molto bella e molto sensibile, si è suicidata per sfuggire all’orrore, attanagliata anche dalle spese legali per ottenere giustizia. In Canada, il suicidio di un’adolescente vittima del fenomeno, Amanda Todd, ha portato invece al varo di una legge ad hoc.

Un altro caso famoso è quello di Laura Bullock che, dopo aver tentato e fortunatamente fallito il suicidio, ha deciso di aiutare le altre persone che soffrivano come lei. Il suo account social è stato hackerato dal suo primo fidanzato, che le ha sottratto delle foto intime che Laura aveva scambiato con il nuovo compagno. Lei si è sentita ovviamente violata, non al sicuro, perduta. Ma fallire il suicidio è stato davvero un gran bene, perché oggi Laura non solo è viva, ma anche è consapevole e può anche aiutare gli altri. Non sa perché quel ragazzo l’abbia fatto e non le interessa: deve pensare a se stessa, è la cosa più importante.

Revenge porn: come prevenire

Revenge porn
Fonte: Pixabay

Prevenire il revenge porn significa soprattutto non farsi ritrarre nude né mentre fate sesso. Comprendiamo che in quei momenti non c’è la tendenza a usare la testa, ma dobbiamo sforzarci. Questo vale sia se si tratta di una storia così che di una storia importante. Non possiamo mai sapere chi abbiamo di fronte, come reagirà di fronte a una rottura. Non conosciamo i suoi eventuali problemi di misoginia – perché di questo si tratta, chiamiamo le cose con il loro nome. A volte siamo offuscate dall’amore e non ci accorgiamo della potenziale cattiveria e senso di inadeguatezza che c’è nell’altro. Quindi niente video: meglio ricordarsi le cose a modo proprio.

Revenge porn: come tutelarsi

Ci sono due grossi primi passi da fare quando si è vittime di revenge porn, ossia contattare due persone molto importanti: un avvocato e uno psicanalista. L’avvocato potrà essere d’aiuto – anche se in Italia non c’è una legge precisa in merito e tutto si rifà alla diffamazione o al trattamento illecito di dati personali – dal punto di vista legale. Sarà l’avvocato a dirvi come muovervi, sia contro i primi “esecutori” materiali del revenge porn, sia contro i siti che ospitano questo materiale.

L’apporto dello psicologo o dello psicanalista sarà invece diverso. Dovrete compiere un percorso che sarà al tempo stesso di sostegno e consapevolezza. E la consapevolezza che dovete raggiungere si riassume in: non è colpa vostra. Non è colpa vostra se vi siete fidate. Non è colpa vostra se non avete pensato alle conseguenze in un attimo di passione. Non è colpa vostra se avete peccato d’ingenuità credendo che fosse solo un gioco. La vostra persona non ha meno valore solo perché siete donne e stavate facendo sesso. Comprendiamo che sesso e donne sono un binomio che i bigotti riempiono con i loro pregiudizi. Ma se diventate loro preda finisce che i cattivi – coloro che hanno diffuso il video – vincono due volte. Bisogna resistere e circondarsi di persone che possano capire come vi sentite. E per le quali quello che è accaduto non cambia di una virgola il vostro valore.

Un ulteriore passo per tutelarsi è rivolgersi alle forze dell’ordine se, insieme con video e foto, sono stati diffusi dati personali come l’indirizzo. O se è facile risalire a voi, al vostro posto di lavoro. Qualche squilibrato potrebbe pensare di farvi del male: se ci sono avvisaglie di questo, contattare polizia e carabinieri. Se le finanze ve lo permettono, ingaggiate anche forze di polizia private. Molti occhi vedono meglio insieme.