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USA, abrogata la legge che vieta i matrimoni omosessuali: è incostituzionale!

L'amore è amore. Importa davvero se le persone che lo provano sono dello stesso sesso o meno? Il Simposio di Platone, scritto nel IV secolo a.C. dovrebbe farci riflettere.
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Sarebbe incostituzionale perché viola la libertà delle persone: per questo il 26 giugno 2013, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abrogato la Defence of Marriage Act – Doma – la legge che nega le nozze tra coppie dello stesso sesso. «Un passo storico verso l’eguaglianza» ha dichiarato il presidente Barack Obama, che ha espresso la sua gioia su Twitter attraverso un hashtag ‘LoveIsLove”, ossia “L’amore è amore”. Ora le nozze gay sono parificate a quelle etero in 12 stati. A dare una scossa alla questione, è stato il caso United States vs Windsord, sollevato da Edith Windsor e Thea Spyer:  Thea morì due anni dopo le nozze, nel 2009, e allora il fisco americano, applicando la Doma, tassò l’eredità di Edie Windsor obbligandola a pagare 363 mila dollari.

“L’amore è amore”, così il Presidente degli Stati Uniti ha commentato l’abrogazione della legge. Si, l’amore è amore. Cosa c’è di più importante? Due persone decidono di stare insieme per la vita – o almeno questo è il presupposto con il quale partono tutte le coppie – cosa importa se le due persone in questione sono dello stesso sesso o meno? Cosa cambia se si tratta di un uomo e una donna oppure di due uomini o due donne? Perché le coppie etero avrebbero l’esclusiva dell’amore? L’amore non è un’esclusiva. Per fortuna, tutti gli esseri umani sono in grado di amare, indipendentemente dalle scelte sessuali. Perché una coppia omosessuale non dovrebbe avere il diritto di ufficializzare la propria unione con il riconoscimento dei diritti e dei doveri che le spettano? Si, l’amore è amore.

“Nel principio, tre erano i sessi dell’uomo, non due, il maschio e la femmina, come ora: ce n’era un terzo che aveva in sé i caratteri degli altri due, ma che oggi è scomparso e del quale resta soltanto il nome: l’andrògino. […]Avevano una resistenza e una forza prodigiosa, nonché un’arroganza senza limiti, tanto che si misero in urto con gli dei e tentarono di scalare il cielo. […]E così Giove e gli altri dei si consigliarono sul da farsi […] Giove, finalmente, ha un’idea: ‹Ho trovato il sistema,› esclamò, ‹perché gli uomini sopravvivano ma, nello stesso tempo, divengano più deboli e la smettano con la loro prepotenza. Ecco che li taglierò, ciascuno, in due». Quindi, ciascuno di noi è come la metà di un unico contrassegno, dal momento che fu tagliato in due, […], e va continuamente in cerca dell’altra metà. Ora, tutti quegli uomini che son derivati dalla divisione di quel doppio essere, cioè, dall’andrògino, come l’abbiamo appunto chiamato, sentono tutti l’attrazione per le donne […]; così pure hanno la stessa origine le donne che vogliono il maschio […]. Invece, le donne che son derivate dalla divisione di un essere di sesso femminile, sono frigide nei riguardi dell’uomo e sentono, piuttosto, attrazione per le altre donne e da qui sono nate le lesbiche. Quegli uomini, infine, che son nati dalla divisione di un essere maschile […] amano gli uomini […]. C’è della gente che dice che costoro sono degli svergognati, ma sbaglia […] Quando uno incontra quella che fu la sua metà, non solo chi si sente attratto verso i fanciulli, ma anche ogni altro, sente allora nascere in sé quel sentimento di amicizia, di intimità, di amore per cui non sa più vivere separato dall’altro, nemmeno un istante, tanto per dire. E questi che passano insieme la loro vita non ti saprebbero nemmeno più dire quello che vogliono per loro; e io penso che nessuno crederà che sia soltanto l’attrazione fisica a tenerli così appassionatamente uniti; è certo che l’anima loro cerca qualcos’altro, che non sa definire ma che vagamente intuisce. […]E la ragione di tutto questo è che tale era la nostra antica natura e che noi eravamo uniti; e lo struggimento per quella perduta unità, il desiderio di riottenerla, si chiama amore. […] Ad ogni modo io dico, in generale, di tutti, uomini e donne, che la razza umana sarà felice nella misura in cui ciascuno realizzerà il suo amore e troverà la sua creatura amata, ritornando così all’antica condizione. “

(Il Simposio, Platone, IV secolo a.C. – fonte: Latinovivo.com)

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