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"Vi racconto cosa significa vivere con una dipendenza sessuale"

Che cos'è la dipendenza sessuale? Come si verifica? Attraverso un libro Erica Garza cerca di dare risposte alla sua storia personale.
Dipendenza sessuale
Fonte: Twitter @ericadgarza

Un libro per raccontare la propria dipendenza sessuale. È quello che ha scritto Erica Garza, 35enne che, resasi conto di aver sviluppato una dipendenza dal sesso e dal porno, ha deciso di condividere quest’esperienza anche per aiutare le altre donne che sperimentano questo fenomeno sulla propria pelle. Il libro si intitola Getting Off: One Woman’s Journey Through Sex and Porn Addiction (al momento non disponibile in italiano). Su Amazon, le recensioni dei lettori sono lusinghiere e parlano di una saggista – che comunque ha scritto anche altro – coraggiosa e di quanto il volume sia importante perché la dipendenza sessuale è spesso incompresa. La sua esperienza viene raccontata in una testimonianza su Cosmopolitan, della quale vi proponiamo alcuni stralci. Erica ha capito che il suo rapporto con la sessualità sarebbe stato differente, dalla prima volta che si masturbò, nella vasca da bagno a 12 anni, ed ebbe il suo primo orgasmo. Da quel giorno cambiò tutto.

L’autrice ha utilizzato il proprio libro come mezzo per auto-indagarsi, cercando di capire meglio come fosse iniziato il fenomeno. Di solito, quando le altre persone raccontano della propria dipendenza sessuale, è presente la tragica radice comune di un abuso sessuale, soprattutto nel periodo dell’infanzia o della preadolescenza, o anche un trauma. L’unica cosa che però Erica ha sperimentato in gioventù è quella di essersi sentita inadeguata, soprattuto quando le fu diagnosticata la scoliosi. A casa di Erica non si parlava di sesso – lei lo spiega per via della religione, il cattolicesimo – ma è una cosa che accade in molte famiglie, spesso più per ignoranza che non per ragioni religiose. Neppure a scuola l’autrice è venuta a contatto con le corrette informazioni sulla sessualità: le furono spiegati api e fiori, ma nulla di così complesso come l’intera esperienza della sessualità umana, solo il meccanismo della procreazione. Anche questo molto comune.

La vergogna è iniziata in realtà quando ho avuto il mio primo orgasmo – racconta – Fino a che non mi sono masturbata davvero e ho sentito il piacere, non avevo pensato: ok, che cos’era? Era straordinariamente impressionante; non sapevo cosa fosse e non ero sicura di doverlo fare. Fu l’inizio dell’espressione della mia sessualità. Ma ricordo anni prima di quello, quando avevo 10 anni o poco più, ero attratta da tutti i ragazzi e le ragazze in classe. Ero davvero eccitata da loro, davvero eccitata dagli insegnanti, osservavo il pube degli uomini e il petto delle donne affascinata. È difficile da dire – ok, è così che è iniziata. Non penso che la sessualità funzioni in quel modo. È una cosa che cresce, che si evolve.

Una volta, l’infermiera della scuola scrisse sulla lavagna la parola «masturbazione» e per Erica tornò quel senso di vergogna che da sempre associava all’autoerotismo. Sentiva quasi che si parlasse di lei, che si scoprisse cosa faceva – guardare porno e masturbarsi – e tutti la trovassero disgustosa. La saggista aveva infatti iniziato a guardare film soft-core – quelli più leggeri – mentre i genitori dormivano al piano di sotto. L’aiuto della tecnologia, in tal senso, cambiò tutto, perché le rese la pornografia maggiormente disponibile. Ma crescendo, le cose sono cambiate ancora, sempre di più.

Ho iniziato a dedicarmi ad atteggiamenti distruttivi – mi sono isolata, guardando di continuo porno, facendo sesso non protetto con persone di cui non mi curavo e che non si curavano di me – aggiunge – Non sto provando a demonizzare il sesso occasionale, penso che possa essere davvero una cosa positiva ma il modo in cui lo facevo di solito serviva a rendermi insensibile alle difficoltà emotive perché non sapevo come trattarle in maniera corretta.

Il porno diventò quindi una sorta di cura, qualcosa in cui Erica si rifugiava. Ha tardato ad avere una diagnosi, ma alla fine l’ha ottenuta. La vergogna era qualcosa con cui la scrittrice doveva fare i conti spesso, per questo tanto ritardo, per questo tanta resistenza a chiedere aiuto. Era arrivata anche a prendere antidepressivi. E ancora non vuole che venga identificata come una drogata di sesso, tanto più che Erica ricorre al temine – tecnico ed esatto – di Ocd (cioè affetta da disturbo ossessivo-compulsivo). A 30 anni, un viaggio a Bali, lo yoga e la meditazione l’hanno aiutata molto. Oggi ha una vita assolutamente comune, un marito e ogni tanto guarda i porno. Ma almeno una volta nella vita, a chi non è successo?

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