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Quando Fare l'Amore Fa Male: Ecco Come Riconoscere la Vulvodinia

Proviamo dolore durante i rapporti sessuali e spesso anche in assenza di sesso? Sentiamo la regione vulvare gonfia e infiammata? Allora potremmo soffrire di vulvodinia: ecco 3 punti fondamentali per conoscerla, capirne i sintomi, curarla ed eventualmente distinguerla da altri disturbi che si manifestano con sintomi simili.
vulvodinia
Fonte: Web

Rossore e infiammazione del vestibolo vulvare, dolore e bruciore come se si avessero dei piccoli taglietti proprio lì e infine dispareunia. Sono i tre sintomi chiave della cosiddetta vulvodinia descritti già nel 1987: da allora articoli, studi e ricerche sono fioriti. E per fortuna. Sino ad allora – e, purtroppo, talvolta ancora oggi – la vulvodinia veniva semplicemente etichettata al più come un problema psicosomatico o, nella peggiore delle ipotesi, come un disagio puramente psicogeno. Un errore, una svista: cose che possono capitare in medicina, visto che i medici sono persone come noi. Ma nel caso della vulvodinia, la radicata convinzione che si trattasse di null’altro che di un problema psicosomatico ha sfiduciato le donne che si rivolgevano ai medici e ha rallentato studi e ricerche, in un clima di sostanziale banalizzazione del dolore vulvare e sessuale ricompreso, appunto, sotto il nome di vulvodinia.

Le diatribe non sono finite. Oggi, infatti, la comunità scientifica ancora dibatte sulla nomenclatura corretta della patologia: vengono utilizzati i termini vestibolite vulvare e vulvodinia tanto come sinonimi quanto come parole differenti. E, definizioni a parte, la vulvodinia rimane uno dei misteri della medicina che coinvolge ginecologi, sessuologi medici, terapisti del dolore e dermatologi che da qualche anno hanno iniziato a operare in ottica multidisciplinare.

Ma quali sono i sintomi, i fattori predisponenti e precipitanti della vulvodinia?

1. L’amore fa male? Non necessariamente è vulvodinia

vulvodinia sintomi
Fonte: Web

Come si manifesta la vulvodinia? Per spiegarlo in termini comprensibili ci affidiamo alle parole dell’AIV, Associazione Italiana Vulvodinia onlus:

Vulvodinia – si legge sul sito – è un termine utilizzato per descrivere una sensazione dolorosa cronica che interessa la regione vulvare. Il fastidio può essere descritto come bruciore, dolore, irritazione, sensazione di ‘gonfiore o arrossamento’. Il dolore può essere costante o intermittente, localizzato o diffuso. La gravità del problema varia da un lieve fastidio a un dolore molto intenso e debilitante.

I sintomi descritti per la vulvodinia sono tuttavia piuttosto “generici” e assimilabili a quelli di altri problemi ginecologici che a loro volta causano dolore vulvare, ma non per questo devono confluire necessariamente nella diagnosi di vulvodinia. Gli stessi sintomi, infatti, possono fare capo a infezioni, dermatiti, esiti di traumi o altro ancora: l’unico modo per escludere alcune patologie e arrivare alla diagnosi corretta è sottoporsi a una visita ginecologica, a vulvoscopia ed eventualmente a ulteriori esami specifici come il tampone vaginale o la biopsia vulvare. Se gli esami non evidenziano alcuna alterazione e il disturbo lamentato dura da almeno 3 mesi, allora si può pensare che si tratti di vulvodinia.

In particolare, come già accennato nell’introduzione, i sintomi chiave della vulvodinia sono tre:

  • Bruciore e/o dolore e/o difficoltà nei rapporti sessuali (si parla in questo caso di dispareunia);
  • Assenza di lesioni evidenziabili clinicamente;
  • Durata dei disturbi di almeno tre mesi.

Gli studi sinora effettuati hanno ipotizzato che la vulvodinia possa essere legata a un problema localizzato del nervo pudendo (neuropatia) a sua volta scatenato da un’alterata risposta della muscolatura vulvo-perineale a stimoli infiammatori ripetuti. Non di rado, poi, la vulvodinia è associata ad altri disturbi, come per esempio alla cistite interstiziale o alla sindrome della vescica dolorosa o comunque a problemi diversi a carico dell’apparato urinario. Non solo. Circa il 15% delle donne affette da vulvodinia lamenta dolori osteo-muscolari diffusi che legano la vulvodinia alla fibromialgia, a sua volta collegata alla sindrome del colon irritabile.

Come si può intuire, dunque, la vulvodinia non è tanto – o non solo – un problema ginecologico, ma un disturbo che richiede un approccio multidisciplinare per essere curato.

2. Farmaci, trattamenti e supporto psicologico per vincere la vulvodinia!

vulvodinia cure
Fonte: Web

Sono diverse le cure disponibili che si sono alternate nel tempo per intervenire sulla vulvodinia, ma non esiste una terapia unica: mentre alcune pazienti beneficiano di una cura, infatti, altre non ne traggono alcun vantaggio o addirittura riscontrano problemi. Sarà quindi lo specialista – lavorando in team, come abbiamo già spiegato – a individuare la cura o la combinazione di cure più adatte per noi, scegliendo tra quelle a oggi disponibili:

  • Anestetici locali in crema per alleviare momentaneamente il dolore soprattutto in vista di un rapporto sessuale;
  • Farmaci per controllare il dolore provocato dalla vulvodinia;
  • Antidepressivi triciclici, molto validi per il trattamento del dolore cronico in cui rientra anche la vulvodinia. Generalmente per la vulvodinia vengono somministrati a un dosaggio inferiore rispetto a quelli consigliati per la depressione o altri disturbi psichiatrici;
  • Farmaci efficaci nella cura di sindromi dolorose in cui si registra un’alterazione del nervo (neuropatie);
  • Tens, ossia elettrostimolazione antalgica che prevede l’applicazione di correnti elettriche a basso voltaggio al fine di riabituare le terminazioni nervose alterate a lavorare nel modo giusto;
  • Riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico: qualora con la vulvodinia si riscontri anche un’alterazione della muscolatura vulvo-perineale possono essere utili esercizi mirati di riabilitazione e/o il biofeedback (traduzione del tono muscolare in un segnale grafico e sonoro) che consentono alle pazienti di essere consapevoli dell’attività della propria muscolatura;
  • Infiltrazione vestibolare di cortisonici;
  • Psicoterapia per aiutare le pazienti a gestire la vulvodinia e i disturbi eventualmente correlati (ansia, depressione, difficoltà ad avere rapporti sessuali) e a sanare le difficoltà di coppia che molto spesso vengono a crearsi a causa di questa patologia;
  • Chirurgia (opzione “ultima spiaggia”).

A parte queste cure “tradizionali”, ci sono donne che preferiscono provare a curare la vulvodinia con rimedi naturali: vediamo se e come è possibile.

3. Rimedi naturali: buone abitudini per chi soffre di vulvodinia (e anche per chi sta bene!)

vulvodinia rimedi naturali
Fonte: Web

Più che di rimedi naturali per la vulvodinia – dei quali possiamo comunque sempre discutere con lo specialista – inseriremo qua un elenco di buone abitudini che faranno bene in primis alle donne affette da vulvodinia ma che potrebbero essere un buon aiuto anche per tutte le altre:

  • Indossare biancheria intima di cotone, preferibilmente bianco;
  • Non indossare pantaloni col cavallo troppo alto o eccessivamente stretti sul bacino preferendovi pantaloni ampi e comodi;
  • Usare il detergente intimo non più di una o due volte al giorno preferendo prodotti a base di timo o salvia (in età fertile) o camomilla (se si è in menopausa) per le loro proprietà antinfiammatorie;
  • Se c’è necessità continua di lavarsi, utilizzare acqua tiepida;
  • Evitare l’utilizzo del salvaslip per tutto il mese;
  • Preferire un’alimentazione sana ricca di frutta, verdura e prodotti probiotici (yogurt e latticini arricchiti con fermenti lattici);
  • Evitare che shampoo e bagnoschiuma entrino a contatto per lungo tempo con l’area vulvare;
  • Non trattenere a lungo l’urina;
  • Cercare di avere movimenti intestinali regolari;
  • Preferire assorbenti in puro cotone;
  • Applicare un panno freddo o fare una lavanda con acqua fredda dopo ogni rapporto sessuale;
  • Evitare attività fisiche che comportino lo sfregamento e/o la frizione della regione vulvare (bicicletta, cyclette o spinning).