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Com'è avere una relazione poliamorosa e 9 cose da non dire a chi ama più persone

Cos'è il poliamore? Lo abbiamo chiesto a Car, poliamorosa, che ci spiega perché non è equiparabile a un tradimento e perché a preoccuparci dovrebbe essere, piuttosto, la monogamia tossica.
Scena tratta dal film “Love”
Questo contenuto fa parte della rubrica “Le interviste di RDD”

Ha scelto di farsi chiamare Car e di usare il genere neutro. Quindi aspettatevi di leggere degli asterischi al posto delle classiche desinenze delle parole nel corso di questa intervista.

Lei, Car, ha una pagina Instagram che si chiama Polycarenze in cui discute e parla, senza mezzi termini né false retoriche, del poliamore.

Parola sconosciuta ai più, conosciuta ma per nulla compresa a molti, concetto quasi sempre frainteso e usato per indicare la cosa sbagliata, nella quasi totalità dei casi. Perché di poliamore non solo si parla poco, ma quando lo si fa, succede che se ne parla sempre in maniera errata, e che troppo spesso finisca per assomigliare a concetti che spaziano da “indecisione sessuale” fino a un ben più pesante “prostituzione”.

Chiariamo prima di tutto che il poliamore è la cosa più lontana da entrambi questi concetti, come la stessa Car ci ha fatto ben comprendere in questa chiacchierata.

Ne ha parlato anche Dossie Easton grazie alla sua “zoccola etica“, ma evidentemente il significato intrinseco dell’essere persona poliamorosa tuttora sfugge a quasi tutti. E allora fare un po’ di ordine è necessario.

Per prima cosa – ci dice Car quando le chiediamo come definirebbe il poliamore a chi non sa di cosa si stia parlando – un’inclinazione relazionale, per sottolineare come il modo di vivere le relazioni possa essere fluido e che non ne esista solamente uno a cui tutt* devono aderire. Poi, offro una definizione un po’ più precisa, ovvero una dinamica relazionale non monogama ed etica in cui si intraprende una relazione sentimentale (e se le parti coinvolte sono interessate, anche sessuale) con più partner“.

Quando parlo di etica, mi riferisco alla diversità rispetto al tradimento. Un tradimento è una rottura di un patto, che in una relazione monogama è definito classicamente come l’avere rapporti sentimentali e/o sessuali con altre persone senza dirlo al proprio partner.
Le non monogamie etiche non hanno nulla a che fare con il tradimento. Tutte le parti coinvolte sono consapevoli e consenzienti. Tutt* possono potenzialmente avere altr* partner. Trasparenza, comunicazione, rispetto e consenso sono le parole chiave (che non dovrebbero essere diverse in qualsiasi tipo di relazione).

Cosa pensi della monogamia? È un modo come un altro di vivere l’amore o è più un’imposizione sociale da cui è difficile uscire?

Rispetto la monogamia e le persone monogame; semplicemente, la monogamia non fa e non ha mai fatto per me. Dato che monogamia e non monogamia per me sono semplici inclinazioni relazionali fluide, non ritengo di aver trovato la voce della verità. Magari, un giorno potrò tornare a preferire una relazione monogama. Magari anche solo per un periodo. Oppure no.

Quel che è certo, è che ora come ora una relazione monogama mi farebbe soffrire e sentire inadeguata, perché ritengo l’amore qualcosa di troppo grande, variegato ed astratto per essere contenuto in una scatola delimitata da bordi e limiti. Tante sono le persone intorno a me, e di conseguenza le persone che trovo interessanti e che desidero frequentare. Non voglio che mi sia imposto un limite su una sola persona, non voglio reprimere il mio interesse e i miei sentimenti.

Parlando invece di imposizioni sociali, più che la monogamia mi preoccupa la mononormatività. Con mononormatività intendo un modello sociale basato sul possesso e sulla gelosia in cui siamo immers* sin da bambini, e che spesso sfocia in quella che è poi una monogamia tossica.
Da sempre ci viene insegnato che l’unico modello relazionale sia quello monogamo, e tutto quello che non lo è, è da considerare squallido, superficiale, egoista.

E se sei donna, non mancano i commenti sessisti.
Mononormato è il matrimonio, l’obbligo reciproco alla fedeltà, il “finché morte non vi separi”, le difficoltà che si incontrano quando una coppia desidera separarsi o divorziare, il dovere morale di restare in coppia anche se non ci si ama più.

Monogamia tossica è la normalizzazione della gelosia, la possessività nascosta dietro le parole ‘sei mio/a’, come se le persone fossero oggetti e non soggetti, o soggetti passivi che devono sottostare a delle regole rigide.
È la ricerca di un unico partner che possa soddisfare ogni nostro bisogno.

È la dipendenza da qualcun altr*, il valore personale che si basa su quanto il partner stia vicino e dia attenzioni.

Nonostante la mia critica, credo nell’esistenza e nella validità della monogamia sana. Quella dove rispetto, consenso, onestà e comunicazione sono alla base. Quella dove la gelosia è minima o assente e non è indicatore di amore più intenso, e il gesto di andare con un altr* partner non è grave tanto per l’atto in sé, quanto per il tradimento di fiducia e di un patto comune.

Attenzione: non sto dicendo che il poliamore non possa essere tossico, perché passare a un modello poly certo non risolverà i problemi che si avevano in precedenza. Il poliamore non è una bacchetta magica aggiusta-coppie, e il lavoro sulla comunicazione, sul rispetto e sul consenso andrebbe fatto sempre“.

Se qualcuno sta pensando a quanto possa essere complicato tenere in piedi una relazione poliamorosa, Car risponde così.

In tant* considerano le relazioni poliamorose complicate, perché ‘Già è difficile con uno, figuriamoci con due’. Io non sono troppo d’accordo. Se le basi di una relazione monogama e una poly sono le stesse, le difficoltà non sono poi tanto diverse. Il poliamore non crea ostacoli. La società li crea.

Il mondo in cui viviamo è sempre più frenetico e a volte non si trova il tempo da dedicare a noi. Condividere il tempo con partner multipli può sembrare impossibile. In una società così frenetica ho trovato la chiave nel condividere tempo di qualità. Se in una giornata ho solo un’ora da dedicare, cerco di rendere quell’ora il più produttiva possibile.
Un altro ostacolo è certamente vivere il poliamore conscia di essere immersa in un mondo che ci stigmatizza. Tanti sono i pregiudizi verso di noi.

Ci dicono che non siamo in grado di amare, che non conosciamo il significato della parola amore, che non ci vogliamo impegnare. Siamo puttane senza rispetto né dignità, o uomini morti di figa. Siamo schiav* di una società moderna dove non ci sono più valori tradizionali. Siamo traditrici e traditori.
Tutto, tranne che persone che vivono le relazioni in un modo diverso, ed etico.

In quanto ai vantaggi, sicuramente la crescita personale. Le persone che frequento sono tutte diverse e di conseguenza, mi offrono stimoli e punti di vista diversi su cui riflettere. Imparo da me, come imparo da loro“.

Cosa rispondi a coloro che pensano che il poliamore non sia amore e che sia solo un modo “per fare quello che ci pare senza sentirsi in colpa”?

Prendo un bel respiro e cerco di non farmi venire acidità di stomaco, perché questi pregiudizi mi causano molto dolore. Sono persone che non sanno andare oltre il proprio naso, spesso per ignoranza. L’ignoranza si combatte con la cultura, quindi chiedo di argomentare la loro affermazione, e successivamente spiego con calma il perché sia errata“.

Per gli ignoranti in materia è anche piuttosto difficile distinguere tra una relazione poliamorosa, una relazione tra “friends with benefits” (i cosiddetti amici di letto) o le coppie aperte.

“I ‘friends with benefits’ sono amici che saltuariamente vanno a letto insieme ma non hanno una relazione di tipo romantico. Una coppia aperta, invece, è una coppia di partner che decide di mantenere l’esclusività romantica ma di aprirsi con altre persone esclusivamente a livello sessuale.

Nel poliamore, invece, posso avere altr* partner sia sessuali che romantici, e viceversa i miei partner. La coppia aperta è anch’essa una forma di non monogamia etica!”

E sulla questione gelosia, come la mettiamo? Ci vuole una certa “gestione” della cosa?

Gestione è la parola corretta. In una società così ossessionata dal possesso, diventa difficile eliminarla completamente. L’importante però è razionalizzarla. Chiedersi da dove viene, perché la si sta provando e in quali circostanze.

Spesso la gelosia è causata da un’’insicurezza di base, dalla paura di perdere il proprio io, tant’è che una delle frasi che si sentono maggiormente è ‘Non posso vivere senza il mio partner/Non sono niente senza di lui/lei/Se perdo il partner sono pers* anche io’.

È necessario lavorare su di sé e non proiettare le proprie insicurezze sul partner, vietandogli/le di fare certe cose. È necessario parlare insieme e affrontare i propri limiti. Il divieto è solo un modo per cestinare le discussioni, e sicuramente non è un modo per proteggere la coppia, ma causa solo limitazioni della libertà.

Personalmente, tengo tanto a* mie* partner e loro tengono a me. M’interessa la presenza di una persona nella mia vita, i gesti che fa per me, le dimostrazioni di affetto. Se amare anche altr* non toglie nulla di queste cose a me, non potrei che essere più felice. L’amore si moltiplica, non si divide“.

Inutile dire che in una società a stragrande maggioranza monogamica non si capisca bene in quale quadro inserire le relazioni poliamorose; e in effetti Car ci spiega che per ora queste ultime

Sono tutelate in pochissime nazioni del mondo. Il Canada, ad esempio, è a un passo dal concedere i matrimoni poliamorosi e da poco ha riconosciuto il valore legale di tre genitori nei confronti del figlio. In Italia, quando si pensa alle relazioni plurime, spesso ci si confonde con la poliginia di alcuni paesi arabi e africani dove a poter aver più mogli sono solamente gli uomini. Un modello patriarcale e non etico.

Oppure, come ho citato prima, rimane ancora parecchio stigma. Una nota positiva è che da un paio d’anni è un tema che sempre di più esce allo scoperto. Sono nati i poliaperitivi e i gruppi di discussione sul tema, e se ne parla più spesso anche sui social media.

Resta ancora parecchia confusione. È necessario fare chiarezza”.

Ci hai parlato di valore legale di tre genitori riconosciuti verso il figlio. Ma pensi che l’essere poliamorosi sia compatibile con l’avere figli?

Non ho figli, quindi non posso dare una risposta autoreferenziale. In rete è possibile trovare diversi articoli e anche alcuni studi che dimostrano come la crescita di un bambino gestito da più adulti non sia diversa. Se ci pensiamo, anche i figli di genitori monogami spesso vengono cresciuti da più persone. È frequente che capitino in casa amici stretti dei propri genitori, o parenti particolarmente stretti. A volte queste persone vivono tutte sotto lo stesso tetto. 

I bambini non sono stupidi, né appendici degli adulti. Sono esseri umani che relativamente alla loro età sviluppano una capacità intellettuale. Insegnare loro e mostrare l’esistenza di realtà alternative a ciò che la società vede come normale, come la monogamia e l’eterosessualità, non può che contribuire a una crescita tollerante e rispettosa del prossimo e delle minoranze. (Cosa che andrebbe fatta non solo quando a una minoranza ci si appartiene, ma anche da persone etero e monogame)“.

Tu personalmente che difficoltà hai riscontrato quando hai iniziato a dichiararti poliamorosa?

Ero ancora adolescente e immersa in un gruppo di adolescenti come me che stravedevano per il/la partner, odiavano e insultavano chi tradiva e spesso utilizzavano termini molto sessisti.

All’inizio evitavo il termine poliamore e parlavo più di ‘non sentirmi monogama’ o ‘sentirmi vincolata’. Molto spesso sono stata fraintesa. Col passare degli anni, il problema si è tramutato in porte in faccia da parte di persone monogame per cui mi sono presa cotte, ma che non volevano saperne di frequentare una persona poliamorosa perché a detta loro, non ce l’avrebbero mai fatta“.

Perché secondo te la maggior parte delle persone è così restia ad accettare che possano esistere altri modelli di coppia?

Penso che le persone siano sempre alla ricerca di stabilità e vedano tutto quello che non rientra nella loro normalità, come instabile. La non monogamia mette in discussione le tradizioni. La parola poliamore in sé è molto recente. Nasce negli anni ’90. Tutto ciò che è nuovo e diverso, spaventa.

Sarebbe corretto rigirare il concetto di normalità. Chiedersi perché qualcosa dovrebbe essere normale e qualcos’altro invece no. È normale perché lo fanno tutt*? Non tutto ciò che viene fatto dalla maggioranza è sempre l’unica cosa buona.

Poi, capire davvero da dove arriva un fenomeno. Le non monogamie sono sempre esistite, così come le persone LGBT+. La differenza è che adesso abbiamo, fortunatamente, molti più strumenti per comprenderle e capirle. Allora, perché non usarli nel modo corretto, invece che continuare ad avere pregiudizi?”

Car in uno dei suoi post Instagram ha anche elencato le nove cose da non dire mai a una persona poliamorosa. Ce le ha riscritte in gallery, dando anche delle risposte con ironia e senza mezzi termini a ogni punto.

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