
Graysessuale: significato e definizione della sessualità grigia
Essere greysessuale significa identificarsi in un determinato orientamento: ecco cosa significa all'interno dell'arcobaleno Lgbtqai+.

Essere greysessuale significa identificarsi in un determinato orientamento: ecco cosa significa all'interno dell'arcobaleno Lgbtqai+.

Cosa significa graysessuale? La graysessualità – nota anche come asessualità grigia – è un orientamento che si posiziona come un vero e proprio termine ombrello all’interno dello spettro asessuale. Situata idealmente nella “zona grigia” tra l’asessualità (la totale assenza di attrazione sessuale) e l’allosessualità (il provarla regolarmente), descrive l’esperienza di chi sperimenta l’attrazione sessuale solo raramente, a bassa intensità o solo in determinate circostanze. Non si tratta di una scelta o di una fase di attesa, ma di una declinazione fluida e sfaccettata del desiderio, in cui l’attrazione non è costante e può prescindere dal genere della persona incontrata.
Ora che abbiamo scoperto la definizione di graysessuale, c’è una domanda che sorge spontanea: asessualità e graysessualità sono la stessa cosa? La risposta è no, perché la graysessualità, pur vivendo nello spettro dell’asessualità, si differenzia da quest’ultima.
L’asessualità descrive infatti l’assenza (totale o quasi totale) di attrazione sessuale, mentre la graysessualità indica una via di mezzo, in cui l’attrazione viene vissuta, ma solo in modo sporadico, limitato o a bassissima intensità. Per capire meglio come queste “sfumature” si rapportano, possiamo immaginare lo spettro della sessualità come una linea continua, dove la graysessualità fa da ponte tra due opposti.
Comprendere come si manifesta la graysessualità nel quotidiano aiuta a fare chiarezza su un orientamento spesso invisibilizzato. Poiché si tratta di un’identità complessa, non esiste un unico modo di essere graysessuali, ma ci sono alcune caratteristiche comuni in cui molte persone dello spettro si riconoscono.
La caratteristica principale della graysessualità è l’intermittenza o la bassa intensità del desiderio. A differenza delle persone allosessuali, che sperimentano l’attrazione in modo regolare, una persona graysessuale può provarla solo pochissime volte nell’arco della vita, oppure in contesti estremamente specifici. In molti casi, il desiderio si manifesta come un “basso volume” di sottofondo: esiste, ma non è una spinta prioritaria né un elemento centrale nella ricerca di un partner o nella gestione delle proprie relazioni.
Un errore comune è pensare che l’assenza o la sporadicità del desiderio sessuale coincidano con l’incapacità di provare affetto o di legarsi emotivamente agli altri. Per fare chiarezza, la comunità scientifica e le principali organizzazioni LGBTQIA+ utilizzano il SAM (Split Attraction Model ovvero il Modello delle Attrazioni Separate). Questo approccio teorico, formalizzato originariamente dall’AVEN (The Asexual Visibility and Education Network), spiega come l’orientamento sessuale e quello romantico viaggiano su binari distinti.
Anche diverse ricerche sociologiche e psicologiche – tra cui gli studi pionieristici di Kristin S. Scherrer e della psicologa Lori A. Brotto – confermano che una persona graysessuale può sviluppare un forte orientamento romantico e desiderare relazioni affettive stabili. A seconda del genere verso cui si rivolge questo interesse emotivo, una persona può quindi identificarsi come biromantica, eteroromantica o omoromantica, separando l’intesa e la progettualità sentimentale dalla frequenza del desiderio fisico.
La graysessualità scardina l’idea che l’orientamento debba essere rigido e immutabile. Chi si identifica in questo spazio sperimenta spesso una forte fluidità: ci possono essere periodi della vita in cui l’attrazione verso qualcuno si manifesta in modo più definito e altri – anche molto lunghi – in cui scompare totalmente, senza che questo sia vissuto come un problema, un trauma o un calo della libido da curare. È semplicemente il modo naturale in cui si struttura il proprio spettro attrattivo.
La bandiera della greysessualità contiene cinque strisce orizzontali di tre colori diversi: al centro c’è il bianco, che simboleggia l’allosessualità, ovvero l’attrazione verso uno o più generi, e il bianco è attorniato da due strisce in color grigio che è appunto la greysessualità. Ai margini superiore e inferiore ci sono due strisce viola, che rappresentano invece l’asessualità. La bandiera è stata creata nel 2013 da Milith Rusignuolo per descrivere visivamente lo spettro dell’esperienza greysessuale, posta appunto a metà strada tra asessualità e allosessualità.

Spesso si teme che dare un nome alle diverse sfumature dell’attrazione possa trasformarsi in un limite o in un’ulteriore etichetta. In realtà, termini come graysessualità non nascono per rinchiudere le persone in una gabbia, ma per offrire coordinate e dare voce a un vissuto reale. Conoscere e sventolare la propria bandiera significa rivendicare il diritto di esistere in tutte le possibili sfumature.
Ecco perché riconoscersi nello spettro asessuale, e nello specifico nella graysessualità, non significa ridurre la propria complessità a una semplice definizione. Significa, al contrario, legittimare la propria unicità all’interno della comunità LGBTQIA+ e della società in generale. Le parole e i simboli che utilizziamo non sono limiti, ma strumenti per fare spazio all’amore, alla comprensione reciproca e al rispetto. Perché l’identità umana è un mosaico in continua evoluzione, dove ogni singola tessera merita di essere valorizzata e accolta.

Vorrei vivere in un incubo di David Lynch. #betweentwoworlds
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