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Parliamo di sesso durante e dopo un cancro

Si tratta di un aspetto che spesso non viene affrontato, perché all'apparenza di poca rilevanza nei confronti della gravità della malattia, la quale però, anche quando è stata sconfitta, si porta dietro conseguenze nella sfera sessuale che possono condizionare la persona anche per il resto della vita. Ecco le testimonianze di chi ha dovuto riappropriarsi della propria sessualità quando il cancro ha tentato di portargliela via...

Inutile sottolineare come il cancro sconvolga la vita di chi ne è affetto e anche di chi è vicino alla persona malata, non solo per il carico di angoscia, timori e dolore che la lotta al tumore comporta, ma anche perché qualsiasi normale attività viene inficiata dalla malattia. Fra queste, rientra naturalmente anche l’attività sessuale, dato che il cancro può compromettere seriamente il rapporto fisico tra partner, per motivi non solo di impossibilità fisica vera e propria, ma anche per le implicazioni psicologiche fortissime che restano, anche dopo che la malattia è stata debellata.

A spiegare come si viva il sesso dopo il cancro, sulle pagine del New York Times, è l’autrice Susan Gubar, che ha provato sulla propria pelle il cancro ovarico.
Per alcuni, spiega, l’erotismo svanisce durante o dopo il trattamento. Subentra l’anedonia, l’incapacità di provare piacere, che può affliggere sia uomini che donne con il cancro.

Può essere difficile sperimentare il desiderio se non ami ma temi il tuo corpo o se non riesci a riconoscerlo come tuo – scrive Susan sul NYT – Cicatrici chirurgiche, parti del corpo e capelli persi, affaticamento indotto chimicamente, ustioni radiologiche, nausea, farmaci che bloccano l’ormone, intorpidimento da neuropatie, aumento o perdita di peso e ansia difficilmente funzionano come afrodisiaci. A 46 anni, il membro più giovane del mio gruppo di sostegno ha posto il problema nei termini migliori: ‘una crisi esistenziale non è sexy’.

I medici, però, negli ultimi tempi sembrano aver preso seriamente in considerazione il problema dell’approccio al sesso, o meglio del riavvicinamento alla sfera intima, per chi ha superato o sta ancora combattendo contro il tumore: il dottor Saketh R. Guntupalli, specialista dei tumori ginecologici, e la scrittrice Maryann Karinch hanno pubblicato un libro, Sex and Cancer, in cui si affronta proprio l’argomento del recupero della propria vita sessuale dopo i cicli di chemio, radioterapia, il dolore e il percorso terapico per affrontare il cancro.

Abbiamo scoperto che il sesso era meno piacevole per le donne dopo il cancro e che tutti i tipi di attività sessuale, orale, vaginale e anale, diminuivano dopo il cancro“, hanno spiegato i due specialisti, che nel volume suggeriscono anche alcuni metodi per riappropriarsi di una vita sessuale soddisfacente.

Dunque come ritrovare il piacere di un rapporto intimo con il partner? Prima di tutto, spiegano gli esperti, non si deve permettere alla malattia di “etichettare” la propria vita, riferendosi a se stessi esclusivamente come “malati”, come se si cessasse di essere delle persone. In secondo luogo, sostengono il dottor Guntupalli e la Karinch, il termine “sesso” non dovrebbe essere necessariamente associato solo con la penetrazione o il rapporto sessuale. “Baciare, prendersi per mano, coccolarsi e massaggiarsi accendendo l’eccitazione e l’ardore“.

Con l’aiuto di un terapista o da soli, i partner possono provare “esercizi che si focalizzano sui sensi” che li coinvolgano in un contatto esplorativo del proprio corpo, liberi dalla pressione di dover raggiungere un obiettivo come l’orgasmo. Esercizi per il pavimento pelvico, l’utilizzo di vibratori, alcune tecniche per trattare il tessuto cicatriziale, dilatatori e lubrificanti aiutano, secondo Guntupalli, a ridefinire il sesso dopo il cancro come una fonte sensuale di piacere da sperimentarsi attraverso attività diverse. A riprova di questa tesi, viene portata ad esempio la storia di Allis, una paziente affetta da cancro ovarico di 49 anni che ha subito “un’esclusione pelvica totale”, ovvero la rimozione chirurgica della vescica, dell’uretra, del retto, dell’ano, della vagina e della cervice. Allis si è risvegliata con una colostomia permanente e una deviazione urinaria, costretta a indossare due borse per raccogliere le feci e l’urina. Con suo grande dispiacere, rinuncia ai suoi tanga per comprare dei mutandoni e una cintura per l’ostomia, ma è in preda alla disperazione quando, rientrata a casa dal marito, ha la consapevolezza di non avere “nessun modo di fare sesso normale”. Ma, passato quel primo momento di sconforto inevitabile, Allis e il marito hanno trovato altri modi per stare insieme, sfogando la propria creatività visitando quelli che lei chiama “negozi impertinenti” e poi esplorando ogni possibile modo di divertirsi insieme.

Riconoscere e accettare di essere cambiati nel corpo e anche a livello ormonale, cercare strade nuove per ritrovare l’appagamento sessuale, come condividere film, concerti, viaggi con il partner per accentuare il senso di vicinanza, o concedersi lunghi preliminari, sperimentare l’autoerotismo, sono tutti suggerimenti utili per riuscire nell’intento.

Quando l’eros scompare, i libri e le conversazioni possono aiutare le coppie a prepararsi ad accogliere il ritorno del dio – scrive ancora Susan Gubar – come disse una volta la poetessa Marianne Moore, in un contesto completamente diverso: ‘Qualunque sia il problema, dobbiamo eludere la sensazione di essere intrappolati’.

Eppure non è così per tutti, l’ho capito quando la mia coetanea e collega accademica Nancy K. Miller ha risposto alla mia domanda sulla questione del sesso dopo il cancro. Settantenne, come me, ha gestito la malattia per anni. Con la stessa esasperazione che associo all’intimità che bramo, mi ha risposto, ‘Ti aspetti che ricordi il sesso?ì” La mia risata è stata una svolta totale.