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Quando lui mi ha chiesto di fare sesso travestiti da Avengers (e ho accettato)

"Nel sesso e in guerra niente regole" e, soprattutto, niente pregiudizi prima di aver provato.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Il sesso di Eva”

Sì, lo so che il detto dice “In amore e in guerra niente regole”, ma io non credo di avere né la conoscenza né la competenza necessarie per parlare di un tema di cui hanno scritto i più grandi poeti di tutti i tempi.

Mi sento, d’altra parte, mediamente più ferrata della media delle persone sulla questione sesso, essendo io quella che qualche primitiva perla non esiterebbe a definire una “p*****a” in quanto, più correttamente, “donna che sperimenta varie tipologie di sesso e vive in maniera libera e curiosa la sua sessualità di persona single”.

Mai stata una femme fatale, né una panterona: per  me il sesso è un gioco che, se affrontato con onestà e chiarezza, può essere molto divertente e un modo bello di condividere qualcosa di intimo con una o più persone, senza necessariamente esserne innamorata.

Eppure stavolta la richiesta del mio partner ha destabilizzato anche una come me, che da sempre dice che “non si può giudicare qualcosa che non si conosce, né decidere a priori che non ci piace.
Ho accettato di fare sesso in costume, lo confesso, solo perché a chiedermelo è stato un caro amico con cui, da anni, intrattengo rapporti sessuali occasionali. Mai mi sarei affidata a un Thor a me ignoto.

Sono onesta nel dire che questa cosa del “io sono Batman e tu Catwoman” l’ho sempre trovata ridicola, tendenzialmente patetica e anche un po’ da psicopatici. Ma, come si dice, “de gustibus non est disputandum” e, in ogni caso, che ne sapevo io?

Ecco, appunto: ora che ne so qualcosa in più, dico che sarebbe stato il caso di fidarmi del mio istinto!

Il mio amico è un super nerd delle varie saghe di eroi, mutanti, super eroi e compagnia cantante. Io una più umile recente passione per gli Avengers.
Fatto sta che la proposta è arrivata nel mentre di una serata di sano sesso post visione, ça va sans dire, di Avengers Endgame.
Tranquilli, non farò spoiler.

È lì che il mio impavido super eroe mi ha buttato quest’idea e si è beccato la mia fragorosa risata in risposta, che è scemata quando ho capito che era serio.

Lui è un figo. Intendo un figo da manuale: addominale a tartaruga, bicipite di ferro, fisico perfetto da divinità mitologica… Insomma, non rischiavo di trovarmi un Thor con la pancia da bevitore di birra professionista (ogni riferimento è puramente casuale!).

Concordiamo insieme le condizioni.
Io non ho intenzione di spendere un euro per questa roba e propongo di giocare di fantasia: indosserò la mia tuta in pelle da motociclista nera, per simulare una Vedova Nera meno gnocca e meno fisica di Scarlett Johansson.

Lui, ovviamente, sceglie di essere il mio Chris Hemsworth.

L’appuntamento è a casa mia: la cosa va subito per le lunghe e, francamente, comincia a diventare ridicola. Lui si trasferisce per un tempo illimitato in bagno e io, un paio di volte, busso alla porta per accertarmi che sia ancora in vita, visto che dall’interno provengono strani rumori metallici.

Il mio amico, scoprirò poi, ha preso la cosa sul serio. E mentre io sembrò la versione femminile di Loris Capirossi negli anni Novanta, lui ha fatto appello a un vero costume da cosplayer professionista, noleggiato a una cifra tutt’altro che simbolica, scoprirò poi.

E niente: è stata l’esperienza più surreale della mia vita.
Lui era oggettivamente bello come un dio. Ma capite bene che una divinità scandinava in un buco di appartamento arredato con mobili Ikea perde molto del suo fascino. E, d’altra parte, io mi sentivo estremamente umiliata nel mio non costume da Vedova Nera, soprattutto perché lui si ostinava a dirmi che ero sexy e che aveva sempre sognato di mescolare il suo sangue divino con quello mortale della sottoscritta, chiamandomi Natasha e guardandomi con la faccia che fa Chris Hemsworth nella foto in copertina di questo post.

Come se non bastasse, il prode Thor cercava a ogni buon conto di fare storytelling, creando una scena alternativa nella già di per sé complicata trama degli Avengers che giustificasse il nostro essere – Vedova Nera e Thor – lì in procinto di farci una bella s*****a, alla faccia dei nostri amori storici.

Caro uomo che vuoi fare sesso anale con me, ti spiego

Caro uomo che vuoi fare sesso anale con me, ti spiego

E niente: com’è andata? È andata che a un certo punto ho urlato – letteralmente – un basta. No, non avrei fatto sesso fingendo di essere Vedova Nera, né con Thor, neppure se fosse arrivato quello originale.

Mi sentivo stupida, fuori luogo e persino sbagliata. E se c’è una cosa che so del sesso è che è bello, quando non ti fa sentire così.
Il mio amico non l’ha presa bene: si è sentito ridicolizzato, per lui evidentemente era una cosa seria e io non riuscivo, e ammetto non riesco tuttora, nonostante i miei sforzi, a considerarla tale.

Quindi no, non è stata una bella serata. Lui se n’è andato, nonostante i miei tentativi di mandarla in vacca e berci una birra ridendoci su. Ma lui non aveva voglia di riderci su e questo sì, lo posso capire: decidi di mostrare una parte della tua sessualità così, a suo modo, estrema e intima e dall’altra parte non trovi alcuna comprensione. Anzi, trovi il riso.

Gli ho chiesto scusa. D’altro canto non credo riuscirò più a guardare gli Avengers con gli stessi occhi.
Se devo trovare una morale a quest’assurda vicenda, nel tentativo di darle un senso, è che forse, nel sesso come in tutte le altre cose, non dobbiamo per forza sperimentare ogni cosa per sapere che non fa per noi.

Ma forse ce n’è anche un’altra: ed è quella per cui ognuno ha un proprio modo di pensare e di vivere il sesso e ognuno di questi modi, purché pienamente consensuale per tutti, è sacro. E noi non abbiamo il diritto di ridicolizzare quello degli altri.

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