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Quella volta in cui ho provato a fare sesso estremo

Abbiamo cominciato a parlarne. Prima più per scherzo, poi via via sempre più eccitati dall'idea di questa trasgressione alla nostra borghesia sessuale, fatta tendenzialmente di sesso normale, con qualche sex toys e attrezzo speciale riservato alle grandi occasioni ma nulla più.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Il sesso di Eva”

L’anonimato era il requisito fondamentale che ci ha convinto. Visto che né io, né il mio compagno – che pure altre volte ci siamo dilettati, sia da soli, sia in coppia, tra gli scaffali di un sexy shop – non avevamo intenzione di andare di persona ad acquistare il necessario e, del resto, farci recapitare un pacco in ufficio con un nome equivoco o, peggio, inequivocabile, non era chiaramente un’alternativa.

Comprensibile, questa seconda cosa, forse meno la prima, ma che ci volete fare, ognuno ha le sue reticenze: conosco una persona che si vergogna persino di acquistare la carta igienica nei supermercati, molte che si sentono a disagio quando mettono il pacchetto di preservativi sul banco della farmacia e… Poi ci sono io che, se permettete, non mi sento nella mia comfort zone all’idea di farmi consigliare il mio primo kit di bondage per principianti.

Fatto sta che, alla fine, Amazon è arrivato in nostro soccorso: promettendoci (e consegnandoci poi in effetti) in un pacco perfettamente anonimo il nostro kit kinky, che potete vedere a questo link.

Cosa definisca l’aggettivo kinky, ora che mi sento di padroneggiare a pieno la materia (sono ironica!), ve lo spiego io. Anzi, lascio onere o onori a Wikipedia, voce kink:

Nella sessualità umana il termine inglese kink (come il suo derivato kinkiness e l’aggettivo kinky) descrive una gamma di pratiche sessuali non convenzionali, che spesso hanno affinità col BDSM, usate come mezzo per rafforzare l’intimità all’interno di un rapporto di coppia. A questo termine se ne contrappone un altro, vanilla, proprio per porre enfasi sulla differenza con le pratiche più usuali. Esempi di pratiche kinky sono il gioco di cera, il bondage, lo spanking, il pony-play e altri giochi di dominazione-sottomissione o umiliazione erotica.

Come ci sia venuto in mente questa cosa – a me e il mio compagno intendo, madre e padre di un duenne e normali amanti nella nostra vita di coppia – è presto detto. Ci sono arrivati due segnali ben chiari che, entrambi, abbiamo colto prima con reticenza e poi, se non con entusiasmo, con crescente curiosità.

Primo segnale: una sera in cui il duenne è andato a letto presto, ci siamo trovati a contenderci la scelta di cosa vedere su Netflix, finché uno dei due ha fatto cadere, più per gioco che per altro, la provocazione del “ma su Netflix non c’è la sezione porno”?
Morale della favola, abbiamo finito per guardare Kink, il documentario prodotto da James Franco, che non è un porno ma pare fin troppo evidente di cosa parli.

Se non che, meno di una settimana dopo, a cena a casa di un’amica abbiamo visto fare bella mostra di sé nella sua libreria questo curioso volume – Guida al Kink – BDSM, giochi di ruolo ed eros estremo – e, va da sé, che più che una coincidenza o un semplice secondo segnale ci è sembrata una chiamata alle armi:

Abbiamo cominciato a parlarne. Prima più per scherzo, poi via via sempre più eccitati dall’idea di questa trasgressione alla nostra borghesia sessuale, fatta tendenzialmente di sesso normale, con qualche sex toys e attrezzo speciale riservato alle grandi occasioni ma nulla più.

Fatto sta che una volta arrivato il kit kinky di cui sopra, più che una coppia di sperimentatori sessuali, sembravamo una di quelle appena uscite dall’Ikea alle prese con brugole e istruzioni di montaggio.

Non che sia difficile immaginare come utilizzare una benda, un frustino, delle manette o delle cavigliere ma qualche difficoltà ti viene se pensi di poter maneggiare da un giorno all’altro la corda, i ganci per legare mani-piedi insieme e quella sorta di muserola con la pallina in silicone, che un po’ ci faceva ridere, un po’ ansia.

L’eccitazione poi, si sa, non è qualcosa che si accende e si spegne a comando. Ma se hai un duenne e decidi di darti al sesso estremo, va da sé che devi quanto meno pianificare di lasciarlo all’asilo o dai nonni.

Scelta la seconda opzione, ci siamo prima concessi una cena innaffiata da abbondante vino per vincere le inibizioni, per poi trovarci di fronte al nostro sexy kit.
E quindi? E quindi di sexy c’è stato ben poco.

Fatta eccezione per alcuni momenti più soft che, diciamocelo, rientrano nei giochi erotici un po’ di chiunque: la benda, la manetta ai polsi, etc… Quando però è stato il momento di passare a qualcosa di più fantasioso ci siamo trovati prima a ridere come dei pazzi, e senza ombra alcuna di erotismo, poi a muoverci impacciati nel tentativo di trarre qualche piacere dalla legatura del salame, nella fattispecie interpretato dalla sottoscritta che, legata mani-polsi tra loro e con una gag ball con il morso in bocca, è durata giusto quei 15 secondi di insofferenza, prima di ordinare a lui, al netto di ogni parola d’ordine di slegarmi immediatamente senza azzardarsi a sfiorarmi con il frustino neanche per scherzo.

Morale della favola: di tutto il sesso estremo che dovevamo fare quella sera non è rimasto neppure il sesso, senza l’aggettivo estremo, e abbiamo optato per una birra e una film leggero in tv.

Potrei chiosare che il kink non fa per noi ma, sta di fatto, che è molto più onesto che io dica che di kink non sappiamo nulla e che comprarsi un kit, senza manco sapere davvero come si usa, equivale a comprarsi una moto senza avere mai provato a guidarne una.

Se il nostro kit kinky resterà nel cassetto o vi uscirà non so dirlo ora. Nel frattempo, ho deciso di provare a capirne di più. A partire dal libro della mia amica, che però mi sono comprata, perché non mi andava che lei pensasse a me e al mio compagno in versione sadomaso.

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